Lo squalo delle rotaie, di Riccardo Marchina

Ormai ho alle spalle un certo numero di recensioni (le mie linguacce dicono che ho superato abbondantemente le 350) e se mi seguite con una certa costanza sapete che raramente mi lascio andare a facili entusiasmi. Per Lo squalo delle rotaie, Neos Edizioni, è però forse il caso di sbilanciarsi ed esagerare senza troppo preoccuparsi delle conseguenze. Vi assicuro che leggendolo non ho potuto fare altro che pensare al nuovo lavoro di Riccardo Marchina come il Trainspotting italiano.


Bryan, il protagonista, racconta in prima persona la sua vita in Barriera di Milano, quartiere della periferia nord di Torino, quartiere che è periferia non solo geograficamente ma anche e soprattutto socialmente. Il giovane Bryan, che tutti chiamano Sciagura, passa le sue giornate con gli amici Kevin e Vomito, pronti a sbarcare il lunario e a sopravvivere. Tutti i protagonisti hanno chiaro in mente cosa vuol dire vivere il quartiere in cui la sorte li ha fatti nascere. Alcuni sono rassegnati ad una vita di piccola malavita, altri sognano di trasformarla in grande malavita, pochi sperano di riuscire ad abbandonare il borgo e costruirsi una vita vera. Pochissimi ci riusciranno.

I nostri hanno il treno come simbolo di libertà, passeggiano lungo la ferrovia evitando di essere travolti e sperano che quello squalo di ferro non li mangi, non li distrugga, ma magari un giorno non troppo lontano li porti lontano.

L’autore ci porta in un mondo che evidentemente conosce bene, un mondo di ultimi, dove non c’è spazio nemmeno per sognare. Eppure il nostro Sciagura (ma non chiamatelo più così) è perfettamente lucido, conscio di cosa lo aspetta. Poi arriva Alice, e con lei le altre ragazze del borgo, e la vita di Bryan sembra trovare un nuovo obiettivo. La voglia e la forza ci sarebbero, le possibilità no.

Il nostro conoscerà il carcere, la sconfitta, rischierà la vita e dovrà cancellare tutto quello che ha sognato/sperato per provare ancora una volta a sopravvivere.

Il romanzo è tosto, ottimamente costruito, ci restituisce quasi i profumi (spesso i miasmi) della periferia. Veniamo avvolti e masticati dal racconto, incapaci di fuggire dai capitoli che si susseguono quasi come i protagonisti sono incapaci di fuggire da Barriera. Marchina pennella con tanta precisione i suoi personaggi (anche e soprattutto quelli di contorno) che viene da chiedersi se per caso li abbia incontrati tutti.

Scusate l’entusiasmo ma questo è un libro da non perdere (a maggior ragione se Barriera di Milano è la vostra casa).

Trovate qui la mia intervista con Riccardo Marchina su Quotidiano Piemontese.

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