Al limite del sogno, di Carlotta Amerio

Capita a volte che i romanzi d’esordio riescano ad esprimere una forza speciale, un carattere deciso e coinvolgente. E di solito capita quando l’autore riesce ad evitare la tentazione di buttare dentro al suo primo romanzo tutto quello che ha tenuto dentro per anni e che non vedeva l’ora di far scorrere come parole su carta. E’ quello che capita ad Al limite del sogno, primo romanzo di Carlotta Amerio, per 96, Rue de-LaFontaine Edizioni, in cui l’autrice riesce a concentrarsi su quello che vuole raccontare senza mai esagerare.


Giulia è una giovane studentessa di arte. Ha la famiglia che le da una mano, un simpatico coinquilino… e trova perfino un fidanzato amorevole e responsabile. Tutto perfetto, quindi… fino a quando una serie di incubi cominciano a turbare le sue notti. Sono incubi cupi, pieni di morte e di sangue e lei non riesce a capire da cosa nascano, se abbiano significati nascosti o se addirittura siano delle sorta di visioni su cui può intervenire per evitare morte e lecrime.

Partendo da questi risvegli sudati e terrorizzati la vita (quasi) perfetta di Giulia comincerà ad avvinghiarsi su se stessa in una drammatica discesa verso gli inferi sempre più veloce ed inarrestabile. E quando nel gioco perverso entrerà anche l’eroina allora le vie d’uscita sembrano chiudersi sempre di più.

La storia è ben costruita. Pochi personaggi la animano ed ognuno di loro ha caratteristiche e ruolo preciso nella vicenda. Non ci sono sorprese. C’è però un filo di tensione che cresce pian piano, quasi senza che il lettore se ne renda conto, fino a diventare un’autostrada a quattro corsie dalla quale sembra impossibile uscirne vivi.

La forza del romanzo è senza dubbio la narrazione in prima persona. Espediente comune si, ma che in questo caso assume un valore eccezionale. Carlotta Amerio riesce infatti a farci entrare perfettamente nella testa di Giulia, ci fa seguire i suoi pensieri, le sue riflessioni, i suoi ragionamenti, al punto che quando fa scelte evidentemente sbagliate il lettore è ormai talmente immedesimato che finisce per credere siano scelte logiche o quanto meno inevitabili.

Volendo, ci si può anche dedicare a leggere il romanzo dal punto di vista psicologico e cercare di capire quali sono i percorsi che portano un giovane a perdersi nell’eroina, con che facilità questo possa accadere e quanto diventi poi difficile riuscire ad uscirne. Soprattutto se ci si ostina a voler provarci da soli.

Insomma ci viene raccontato un vero vortice di disperazione nel quale però cadiamo passo dopo passo, quasi senza rendercene conto se non quando ormai è davvero troppo tardi.

Poi nel libro c’è parecchio altro, a partire dalla narrazione degli incubi che sono quasi degli inserti di violenza che piombano a sorpresa sulla capoccia indifesa del lettore, fino ad arrivare alla rivelazione di un segreto nascosto nel passato della protagonista che era stato quasi cancellato, o peggio accettato come normale. Ma il punto focale è talmente forte che ho preferito concentrarmi su quello.

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