In guerra non andare, di Paolo Calvino

La guerra in Etiopia vista con gli occhi di un soldato. Se dobbiamo definire in una sola frase In guerra non andare di Paolo Calvino, Neos Edizioni, la definizione più corretta non può che essere questa. In realtà il libro che sto per raccontarvi nasconde molto altro.


E’ intanto un libro di viaggio, anzi di viaggi. Perchè l’autore ha viaggiato molto nella sua vita, ha in realtà vissuto vite diverse e questo aspetto del suo essere è molto presente nel libro, concorre a dargli anima e sostanza. In guerra non andare è in sostanza uno spicchietto della sua vita… e di quella di suo nonno Giovanni Barbero.

Calvino ha infatti raccolto le lettere del nonno (spedite dal fronte alla nonna) e da qui è partito per un notevole lavoro di ricerca durato anni. Approfondendo le vicende della guerra in Abissinia leggendo, scovando libri poco conosciuti e soprattutto mettendosi sulle tracce del nonno e partendo a sua volta per l’Etiopia.

Così il libro è un insieme di svariati materiali, il fulcro dei quali sono le lettere di Giuanin Barbero, datate anni ’30 e gli appunti di viaggio del nipote Paolo Calvino, datati fine anni ’10 del secolo successivo. Tutto abilmente mixato e commentato grazie a libri storici, chiacchierate con i protagonisti, visite e verifiche sul posto.

Ne viene fuori un libro curioso, decisamente unico. Senza dubbio tosto e drammatico che, al di là dell’interesse storico e sociale, ha un messaggio chiaro e preciso enunciato nella prima riga del primo capitolo: “In guerra non andare. Per nessun motivo. Non andare.”

La guerra è uno schifo, da tutti i punti di vista. Lo sappiamo. Ne abbiamo però drammatica conferma leggendo le lettere dal fronte, scoprendo le indagini di Calvino, riuscendo a capire meglio cosa è stata la campagna italiana in Etiopia, su che basi poggiava, quanto i nostri soldati siano stati allo stesso tempo vittime e carnefici. Una pagina della storia italiana (non è l’unica) di cui si parla poco e che sarebbe davvero buona cosa non dimenticare. Che le scuole possano avere un ruolo in questo arduo compito?

La mia intervista con Paolo Calvino.

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