Morte di una strega, di Mariangela Cerrino

Parigi, Avignone, nel periodo più oscuro dell’epoca medievale. Questa è l’ambientazione di Morte di una strega, romanzo di Mariangela Cerrino, Leone Editore, che ci porta davvero in uno dei momenti più bui della storia dell’uomo, pieno di fascino senza dubbio, ma innegabilmente tra i più cupi, il periodo in cui l’Inquisizione è il potere sovrano in Europa.


Adèmar, signore di Cly, in un’epoca di notte continua è un illuminato, capace di “vedere oltre” grazie a intuizioni, premonizioni che gli aprono mente e sprazi di futuro. Medico, forse mago, deve però vedersela con interessi di nobili e oscurantismo e presto dovrà scontrarsi con un giovane inquisitore dalle grandi ambizioni.

Dopo aver perso moglie e figlio (ed aver avuto vendetta), si ritrova ad indagare sulla morte di Papa Clemente e non solo sulla sua. In questa occasione incontra una giovane donna che esercita con grande successo l’arte medica. Una donna però non può essere un medico e da lì all’accusa di stregoneria il passo è breve.

Adèmar così dovrà districarsi tra intrighi di palazzo, tradimenti, bugie, violenze e omicidi. Dovrà capire chi gli è ancora amico, chi è pronto a difendere una donna, chi può aiutarlo, chi è invece pronto a voltargli le spalle.

Un’avventura che corre sempre sul filo del rischio. Nulla è sicuro, nessun porto è certo. Adèmar potrà contare solo sulle sue forze e sulle intuizioni che però mettono a rischio anche la sua figura.

L’autrice ci porta con passione e mano sicura in un mondo affascinante e oscuro. Riesce a ricreare un clima di oppressione che ci riporta a quel medioevo, dove non basta la correttezza, non serve la verità per garantirsi la salvezza. La stessa prosa che Mariangela Cerrino utilizza è un vero tuffo nel passato, ed è capace di rilasciare brandelli di oscurantismo facendo sentire il lettore insicuro e incapace di destreggiarsi in un panorama dove non ci sono figure positive (o ce ne sono pochissime).

Lo stesso protagonista ha colpe che non possono essergli perdonate, così come la vittima predestinata, pur figura dal grande fascino e dai meriti innegabili, non è esente da colpe. Intorno a loro due però è davvero il deserto dei sentimenti. Niente rispetto, niente amore, solo sete di potere e voglia di vendetta animano i personaggi, dai signori che senza remore condannano innocenti al popolo che si fa forza della sua massa per scovare capri esipatori.

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