Dodici lumache e una banana split, di Matteo Monforte

Martino Rebowsky è uno che vorresti avere come amico. Certo non è molto affidabile ma è il compagno ideale per una serata a base di jazz, alcol (tanto alcol) e un paio di altre cosine che se le scrivo qui sul blog rischio che poi Google si arrabia. Una serata senza preoccuparsi delle conseguenze insomma. (anche se poi la gestione delle conseguenze per Martino Rebowsky è una cosa quasi scentifica… è per me che sarebbe grave la faccenda)


Ecco perchè ritrovarsi in sua compagnia nel nuovo romanzo di Matteo Monforte è un’esperienza da non perdere e da godersi senza limiti. Dodici lumache e una banana split (per dire, già il titolo meriterebbe una tesi di laurea – o almeno un video su Instagram – dedicata), sempre per Fratelli Frilli Editori, è la seconda avventura che vede il nostro ciccionissimo e godereccio trombettista all’opera nella sua Genova (lo avevamo conosciuto qui e ricorderete che ne rimasi quasi folgorato… o forse era l’alcol).

Questa volta Martino è impegnato a cercare una giovane spogliarellista scomparsa. Non per bontà d’animo o per amore dell’indagine (anche se lui è convinto di essere uno dei migliori indagatori sulla piazza), ci mancherebbe, ma perchè gli hanno offerto dei soldi per trovarla. Una discreta quantità di soldi che lui non manca di giocarsi in pochi giorni investendo in donne, alcol, droghe varie e perfino l’affitto di una splendida Porsche Carrera 911 (“Nella mia vita ho speso un sacco di soldi in donne, alcol e macchine veloci, il resto l’ho sperperato” cit. George Best).

Per trovarla sarà costretto a vivere a fondo i locali notturni di Genova (come al solito, ma questa volta con i soldi) e coinvolgere un paio di amici, tra cui l’inseparabile amica Marilù (insopportabile, incapace di tenere un segreto, ma irresistibile). Dovrà anche inventarsi un sacco di bugie dalle quali faticherà a venire fuori e rischiare contatti con personaggi dai quali solitamente gira al largo ma della cui pericolosità in realtà non sembra rendersi granchè conto.

Naturalmente c’è poi la madre apprensiva e disperata e la vicina di casa impicciona che le riferisce tutto. Il suo socio che gli trova le serate musicali per guadagnare un po’ di soldi (indovinate che fine faranno?) e la variegata fauna che popola i locali (che Martino conosce quasi per nome in ogni singolo esemplare… se solo riuscisse a ricordarseli i nomi).

Questo panorama che ci porta di nuovo in una Genova che pare i bassifondi musicali di una città americana di qualche decennio fa è narrato in prima persona dal nostro Rebowsky, con uno stile che è quello classico dei noir americani, cosa che ci permette di conoscere il nostro eroe non solo per quello che appare, ma per quello che è realmente. E Rebowsky, bisogna ammetterlo, è onesto, sincero, non mente (quantomeno su sè stesso) perchè lui è convinto di essere il più figo di tutti, irresistibile per le donne e invidiato dagli uomini. Del resto lui è uno dei 12 uomini più felici al mondo ed un motivo dovrà pure esserci.

E poi il mistero (di cui non vi ho detto praticamente nulla ma chissenefrega) il nostro buon Martino rischia perfino di risolverlo… e che importanza volete che abbia il fatto che il merito non sia proprio tutto suo?

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