La piaga del drago, di Anna Mantovani

Premessa indispensabile. Trovarsi a leggere un romanzo che parla di un’epidemia che ha drasticamente ridotto la popolazione mondiale in questi giorni in cui siamo bloccati in casa per contenere la pandemia di coronavirus è un’esperienza di per sè vagamente disturbante. Se poi questo romanzo comincia raccontando di gente che va in giro con mascherina e guanti, che non può sfiorarsi, che subisce tamponi per strada, la faccenda si fa inquientante. Se ancora scopri che a pagina 10 la protagonista cerca di rincuorare la sua interlocutrice dicendole “Andrà tutto bene” finisce che ti immedesimi nel romanzo in maniera inattesa, visto che ti stavi apprestando a leggere quello che in teoria ritenevi un romanzo distopico. (A margine della premessa, l’autrice Anna Mantovani mi ha garantito – non avevo dubbi – che La piaga del drago è stato scritto in tempi assolutamente non sospetti).

Finita la lunga premessa storica (o che diventerà storica – e chissà cosa penserò rileggendo questo post tra qualche anno) entriamo nel vivo del romanzo.


Una pestilenza esplosa 25 anni prima ha cancellato il 95% della popolazione mondiale. I sopravvissuti al virus vivono tutti in un’immensa città su più livelli, chiamata Europa e corrispondente più o meno alla zona centrale dell’Europa attuale. Solo che il virus non è stato sconfitto. La polizia medica, nata nel frattempo, ha il compito di scovare gli infetti e incarcerarli in speciali ospedali medici.

Naturalmente il governo controlla ogni singola mossa di ciascun cittadino, consegna crediti per acquistare cibo, non si coltiva più nulla. I più ricchi vivono in centro città, poi man mano che ci si allontana proliferano i cittadini più poveri. Esistono emarginati che vivono sottoterra e naturalmente anche dei ribelli, malati, che vivono chissà dove e mettono a rischio il sistema costituito.

Tutto chiaro, no?

Abbiamo due protagonisti. Sophia, un medico che si trova per caso in fuga con un’anziana che pare essere immune al virus. Erik, un poliziotto a cui le gesta dei suoi colleghi e superiori non vanno a genio, capisce che c’è qualcosa di marcio nel sistema. Da qui si parte per un’avventura avvincente. Seguiamo i due protagonisti nelle loro vicende parallele e pian piano cerchiamo di capire cosa nasconda la vicenda, quale sia il segreto che il governo nasconde. I ribelli sono i buoni o sono i cattivi? Non servirà la nostra esperienza di lettori per avere una risposta prima del rocambolesco finale.

Anna Mantovani riesce a costruire un mondo inquietante (non solo perchè clamorosamente attuale – questo aspetto dimentichiamolo), opprimente, cupo. La struttura ricreata dall’autrice funziona nella sua sordida offuscatezza. Il lettore non fatica ad ambientarsi, ad entrare in contatto con i personaggi, a schierarsi al fianco di uno e contro l’altro (ma sarà più volte costretto a cambiare parere).

E il drago? Giusto, scusate… dimenticavo il riferimento al drago. Dunque, la pelle degli appestati si copre di squame, ricordando quella di un rettile e… tutto qui? No, non è tutto qui, ma quel che resta del rapporto drago-virus-appestato preferisco che ve lo godiate leggendo il libro.

E, oh… non preoccupatevi: #andràtuttobene

(o forse no)

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