Novanta: quando il calcio non è più un gioco, di Luca Serra

Luca Serra è uno splendido narratore di storie. Lo avevamo già capito con i suoi precedenti romanzi e la conferma arriva con Novanta: quando il calcio non è più un gioco, che nasce quasi pe caso (diciamo almeno che non era in programma) e risulta invece essere un romanzo completo e avvincente al 100%.

Aggiungo che è raro trovare romanzi ambientati nel mondo del calcio di questa qualità, perchè solitamente gli autori tengono lo sport sullo sfondo oppure decidono di incentrare totalmente la vicenda sul tema sportivo. Serra invece trova il giusto livello di equilibrio tra i due estremi e ne viene fuori un romanzo assolutamente avvincente, che ci porta nel cuore del mondo del calcio, ad un livello molto preciso: siamo in una squadra di bassa classifica della serie A italiana.


Se mi avete perdonato la lunga introduzione, veniamo alla vicenda. Il protagonista è Danilo, difensore trentaduenne dalla buona carriera (ma non eccelsa) che ad ottobre si trova senza squadra e comincia a prendere in considerazione l’idea del ritiro. Si sente peò ancora un calciatore e così quando il suo procuratore trova l’offerta buona, addirittura in serie A, non può rifiutarla.

Il campionato di Danilo comincia bene, poi però c’è un calo suo e della squadra. Le sconfitte diventano troppe e l’allenatore viene esonerato. Il nuovo allenatore non punta su Danilo, che ha anche il problema non banale di dover raggiungere un minimo di presenze per essere certo del rinnovo.

Fin qui la parte sportiva. Intorno però c’è un mondo che vive e si muove. Danilo è separato, ha una figlia di 12 anni che il suo lavoro gli pemette di vedere poco, litiga spesso con l’ex moglie. Conosce altre donne, cerca di adattarsi nella nuova città, di conoscere i compagni.

A tutto ciò, che già risulta avvincente perchè (ripeto) Luca Serra sa scrivere, si aggiungono i dettagli che trasformano una storia di vita una storia che merita di essere raccontata. Qualcosa non torna nella gestione della società in cui il nostro si trova a giocare. Plusvalenze, procuratori, il mistero sulla vera proprietà, i rapporti un po’ troppo stretti con Cipro. A tutto questo aggiungiamo un cadavere scoperto nella neve e una spruzzatina di calcioscommesse ed è chiaro che di carne al fuoco ce n’è in abbondanza.

Con tutto questo materiale viene fuori un thriller/non-thriller davvero avvincente, dove ogni aspetto è curato con la giusta attenzione. Dai rapporti nello spogliatoio a quelli tra calciatori e giornalisti, dagli approfondimenti sui giochini finanziari ai (pochi ma intensi) momenti di calcio giocato.

Insomma questo è un libro tutto da godere e non è assolutamente pensato solo per gli appassionati di calcio (tutt’altro). E soprattutto apre una finestra sulla parte più marcia dello sport professionistico, della quale spesso qualcosa si intuisce e ogni tanto qualcosina spunta fuori. Qualcuno ha detto “fair play finanziario”? Si, anche.

Chiudo con una considerazione sul genere. Ho parlato di thriller/non-thriller perchè abbiamo un cadavere e un mistero (anche due) su cui indagare. Ma non è quello il punto centrale della vicenda. Al punto che a un certo punto questo aspetto sembra talmente chiaro che il lettore si trova a pensare “ma si, è andata così, è ovvio… ma del resto non è importante che io l’abbia capito perchè non è questo il fulcro del racconto”. E invece poi…

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