Sotto sotto tutto è perfetto, di Gianni Valente

Gianni Valente nel 1983 rimase vittima di un terribile incidente in bicicletta. Nella sua Torino un camion lo travolse trascinandolo sull’asfalto. Rimase in ospedale per mesi infiniti, uscendone definitivamente quasi due anni dopo con un’invalidità permanente. In Sotto sotto tutto è perfetto, Neos Edizioni, Valente ripercorre la sua vicenda partendo proprio dal momento dell’incidente.


Quella a cui l’autore ci pone di fronte è una asciutta e precisa biografia di quanto accadutogli e pare incredibile come, a distanza di 40 anni dai fatti, questi siano tanto lucidi nella mente di Valente, probabilmente merito (colpa) del notevole trauma subito.

Ci troviamo catapultati nella nuova vita di Valente in maniera tosta e secca. Il libro comincia così: “Sono disteso sull’asfalto. Non vedo nulla e non riesco a muovere un muscolo.” Da quel momento comincia il nostro viaggio al suo fianco in una lenta risalita dagli incubi. Quella che affrontiamo non è però una scala, pe quanto possa essere ripida, è più un viaggio sulle montagne russe, con salite e discese precipitose. Il lettore parte senza sapere nulla, se non che in qualche modo il protagonista uscirà da quell’ospedale, e si trova così pienamente coinvolto nei ricordi dell’autore.

Incontriamo medici, infermieri, amici, affrontiamo operazioni, dubbi, paure, crisi, momenti di gioia e felicità. Valente ci accompagna nel suo viaggio senza nasconderci nulla. Anni di ospedale gli hanno insegnato a non vergognarsi delle debolezze e così senza remore ci mostra anche gli aspetti più privati e nascosti del suo percorso.

Finiamo inevitabilmente per immedesimarci (letterariamente, si intende) nel suo corpo ferito. Subiamo la sorpresa di osservare per la prima volta quella piaga tanto incredibile a distanza di mesi. Soffriamo per le difficoltà e gioiamo per le piccole conquiste. E tutto questo non grazie ad una letteratura di alto livello, ma alla sincerità e alla voglia di condividere la propria storia.

Il libro è diviso in due parti. La prima racconta appunto la lunga degenza in ospedale e lo fa con sincerità e dettagli (anche) molto precisi. La seconda è se vogliamo ancora più incredibile della prima. Scopriamo infatti la seconda parte della vita dell’autore, vita che non combacia con quanto ci aspetteremmo da chi ha vissuto tanto dolore e ne è venuto fuori comunque fisicamente menomato in maniera seria. Al contrario Valente riprende la sua vita lì dove l’aveva interrotta prima dell’incidente. Riprende a viaggiare per il mondo, comincia a girare documentari naturalistici e lo fa con una qualità tale da vincere premi e lavorare per le maggiori tv tematiche.

La seconda parte del libro è un puzzle di momenti e luoghi del pianeta. L’autore abbandona lo svolgimento abbastanza cronologico che aveva utilizzato per tutta la prima parte e ci regala piccoli episodi, piccoli flash e curiosità dagli angoli più sperduti del pianeta. Se personalmente ho trovato la prima parte molto più coinvolgente, tuttavia la seconda è un vero inno alla vita, alla normalità, al raggiungimento dei propri sogni. Un esempio da leggere sia per quelle persone in condizioni di disabilità che si sentono perse, sia per i normodotati che si sentono incapaci di raggiungere obiettivi quotidiani. Più che aggiungere altro vi invito a leggere il libro e, se credete, approfondire con la mia intervista a Gianni Valente.

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