Torino, operazione secondo tempo, di Rocco Ballacchino

Leggere un romanzo sapendo che potrebbe essere l’episodio conclusivo di una saga a cui ti eri affezionato ti predispone a spremere una lacrimuccia per ogni pagina, per ogni punto focale, per ogni scoperta, per ogni scatto della trama. E’ quello che succede con Torino, operazione secondo tempo, Fratelli Frilli Editori, che Rocco Ballacchino ha dichiarato essere l’ultima avventura della sua coppia di indagatori Crema e Bernardini, al punto da esplicitarlo perfino nel sottotitolo “Finale di partita per Crema e Bernadini”.


Ti aspetti inoltre che tutti i nodi vengano al pettine. In questo caso il rapporto del commissario Crema con la moglie, quello con il suo ispettore Quadrini, l’amore odio con Bernardini, il rapporto tra Bernadini e la sua Luisa e naturalmente (chi ha letto almeno uno dei romanzi precedenti sa di cosa parlo) il rapporto tra Crema e il magistrato Giulia Bonamico. No, è inutile che scavate tra le righe di questa recensione, non vi dirò neanche sotto tortura quali di questi rapporti in sospeso troveranno un finale di partita e quali rimarranno in sospeso.

E’ invece il caso che vi dica qualcosa sulla trama, perchè ancora una volta è avvincente e coinvolgente, grazie ai temi scelti da Ballacchino e alla sua prosa abilmente scorrevole.
Siamo a Torino negli ultimi giorni del gennaio 2020 (si esatto, il Covid-19 sta per affacciarsi nelle vite dei nostri protagonisti e di tutti noi). Una donna si presenta in commissariato per denunciara la scomparsa del figlio, laureato che è costretto a fare il rider per incassare qualcosa per vivere. Crema snobba decisamente la signora ma ben presto dovrà tornare sulla vicenda ed espiare la sua colpa con un’indagine che lo coinvolgerà in pieno.

Ci muoviamo nel mondo dei rider, delle polemiche sindacali, dello sfruttamento. Episodi tratti dalla cronaca reale si fondono con quelli nati dalla fantasia dell’autore e lo fanno con estrema naturalezza. Ballacchino indaga nelle polemiche che sono ancora estremamente attuali mentre Crema indaga sul caso che ha di fronte.

Poi naturalmente c’è lo sviluppo di tutti i temi di cui accennavo all’inizio. Il rapporto tra il commissario e il magistrato del suo cuore è teso più che mai, Bernadini sta per prendere una decisione che cambierà ancora una volta la sua vita.

Inutile negarlo, su tutto il romanzo aleggia un clima cupo, davvero da finale di partita. Tutto sembra portaci verso la conclusione di una serie di storie aperte da tempo. Non so se questa è un’impressione che colpisce solo chi ha letto le precedenti avventure o se è la stessa cosa per chi si trova a leggere questo romanzo senza sapere cosa è accaduto in precedenza. Per me però, che a Crema e alla sua squadra mi ero in fondo affezionato, quel velo cupo è ben presente e non si solleva nemmeno quando il commissario Crema inevitabilmente risolverà l’ennesimo caso della sua carriera.

Vi invito a leggere anche l’intervista con Rocco Ballacchino pubblicata su Quotidiano Piemontese.

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