Diabolic Diabolich Diabolik, di Andrea Biscàro e Milo Julini

Chi a Torino si occupa di misteri, di storie nere, di delitti irrisolti e affascinanti amenità simili conosce almeno per sentito dire la storia del delitto di via Fontanesi, col suo corollario di sfide, inganni e misteri che diedero (probabilmente) lo spunto alle sorelle Giussani per ideare il personaggio di Diabolik.

Da qui parte l’interessante saggio Diabolic Diabolich Diabolik, che Andrea Biscàro e Milo Julini hanno scritto per Daniela Piazza Editore. Il delitto di via Fontanesi è però solo il primo di tre Diabolik/c/ch di cui il libro si occupa, tutti localizzati in Piemonte, tra Torino e Biella… andiamo per ordine.


La prima parte del libro, curata da Biscàro, ricostruisce con approfonditi dettagli la vicenda più famosa. Siamo nel 1958 e in un piccolo alloggio di vi Fontanesi 20 a Torino viene trovato il corpo senza vita di Mario Giliberti. Una decina di giorni dopo (lo stesso giorno in cui il corpo viene trovato) la polizia e La Stampa ricevono una lettera con un gioco enigmistico in cui si annuncia l’omicidio ed il luogo in cui è stato compiuto… è firmata “Diabolich”. Parte un gioco folle tra assassino, polizia e giornali, del quale non si è mai venuti a capo in maniera definitiva.

La cosa curiosa è che Diabolik ancora non esiste. Il fumetto nasce nel 1962, stesso anno dell’uscita al cinemaa di Totò Diabolicus. Entrambi potrebbero essersi ispirati al delitto di via Fontanesi. Esiste però un tal Diabolic, che compare in un romanzo giallo poco conosciuto di qualche anno prima, che ovviamente dopo il delitto viene ristampato con nuovo titolo e grafica.

Julini cura invece le due storie successive. La prima ha dell’incredibile, più ancora forse della precedente. Siamo sempre a Torino, l’anno è il 1973. Una ragazza viene rapita e violentata in maniera orribile per 24 ore. Questa volta il colpevole viene scovato. E’ tale Vincenzo Cocciolo, che si scopre avere sul groppone una serie di odiosi delitti sessuali. Ma la sua vicenda è solo all’inizio, perchè proseguirà fino alla fine del secolo con colpi di scena clamorosi e che non voglio rivelarvi (trovate tutto perfettamente dettagliato nel libro). Questa volta il riferimento a Diabolik lo inventano i giornali, perchè a casa del colpevole sono presenti molti albi dell’ormai famoso fumetto. Da quel momento Cocciolo diventa Diabolik, sebbene tutto sia fuorchè un ladro gentiluomo.

Negli stessi anni a Biella agisce un rapinatore di banche. Colpisce in serie, sempre rubando una Mini, sempre con successo e sempre… indossando una calzamaglia aderente nera. Ecco qui che diventa il Diabolik locale. Anche questa storia ha un fascino tutto particolare e questo è forse dei tre il criminale che più si avvicina all’immaginario del Diabolik cartaceo.

Tutte e tre le storie sono raaccontate con dovizia di particolari e dopo attente ricostruzioni di quanto avvenuto. Si citano giornali, processi, testimonianze. Sia chiaro che in nessuno dei tre casi gli autori vogliono esaltare i protagonisti delle vicende. Spesso anzi contestano l’esaltazione che sui giornali dell’epoca ne è stata fatta.

Tuttavia sono storie estrememente interessanti e abilmente ricostruite, storie che hanno ispirato autori negli anni seguenti e che tratteggiano personaggi davvero incredbili inseriti in un contesto storico (soprattutto per i casi trattati da Julini) di estrema violenza del Paese.

Se volete ulteriormente approfondire potete leggere la mia intervista con gli autori su Quotidiano Piemontese.

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An Awesem design by Orman