Zeus ti vede, di Riccardo Marchina

Il nuovo romanzo di Riccardo Marchina, Zeus ti vede, Neos Edizioni, è quanto di più attuale vi possa venire in mente. Torino, anni… questi. Un’azienda di caffè (chi l’ha detto che Torino è la città dell’auto?) viene rilevata da una società olandese, che ovviamente delocalizza.


Pietro, alla soglia dei cinquant’anni, ottimo commerciale, è tra i primi esuberi e viene affidato ad una società di ricerca lavoro. Quattro figli da due diverse relazioni concluse, una donna con cui spesso si incontra, che però ha un compagno ufficiale, alcuni amici con cui gioca a calcetto, si trova a reinventarsi una vita.

In realtà il nostro non si scompone molto e prende quel che viene, dalla vita e lavorativamente parlando. Intanto però capita anche un omicidio, proprio nell’ambito dell’azienda da cui è appena stato licenziato, e così la ricerca del lavoro, la lotta qutidiana con le madri dei sui figli, la gestione di questi, una nuova donna che si affacccia prepotentemente nella sua vita, devono fare spazio anche alle indagini sull’omicidio, che lo coinvlgono direttamente.

Carne al fuoco ce n’è parecchia e Marchina pare aver lavorato per anni all Festa de l’Unità per l’abilità e la sapienza con cui riesce a cucinarla. Il suo protagonista racconta tutto in pima persona e così noi ci troviamo a vivere le sue emozioni ed i suoi dubbi. Naturalmente un po’ si improvvisa anche indagatore, ma la parte interessante della faccenda è il mondo che lo circonda e le modalità con cui i deversi protagonisti lo affrontano.

I personaggi del racconto hanno anime diverse, variegate, ognuno ha le sue priorità. In particolare è interessante notare come ciascuno reagisce in maniera diversa alla crisi aziendale. E in queste reazioni è inevitabile ritrovare qualcuno dei nostri conoscenti o perfino noi stessi.

La riflessione sociale è importante, chiara. Il mondo del lavoro malato, deviato, sporcato, finito ormai su binari sbagliati è lo specchio, il simbolo della società attuale. Eppure (o forse, inoltre) il romanzo è assolutamente avvincente, un giallo vero, con una serie di colpi di scena tipici e perfettamente orchestati. Leggendo il libro ci si rende chiaramente conto che l’indagine è una scusa, il delitto (doppio) un amo per il lettore. E’ evidente che Machina vuole raccontarci altro. Eppure, man mano che si va avanti, ci troviamo inevitabilmente alla ricerca del colpevole e quando la matassa viene districata e l’intreccio svelato arriva inevitabile quel sospiro di sollievo che accompagna la soluzione dei gialli.

Se volete approfondire trovate qui la mia intervista con Riccardo Marchina.

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