La villa dei cadaveri, di Luisa Ferrari

L’Istituto di Anatomia Patologica di Torino torna ad essere protagonista ne La villa dei cadaveri di Luisa Ferrari, Fratelli Frilli Editori. Come nel precedente Cadaveri e tacchi a spillo è infatti da qui che parte l’avventura per il commiario Aurelio Baldanzi.


E dire che questa volta Baldanzi sarebbe in ferie e potrebbe dedicarsi al suo amore Ornella (se ne avesse un minimo di voglia). Solo che Ornella pare scomparsa nel nulla, così Baldanzi va a cercarla all’Istituto di Anatomia Patologica di Torino, dove la ragazza lavora, parla con la dottoressa Giulietta Ottolenghi e scopre che qualcosa – di nuovo – lì dentro non funziona.

I collaboratori dell’Istituto cadono come mosche, sparisce anche Giulietta e parti di cadaveri belle fresche vengono ritrovate in barattoli pronti per essere esposti al museo. Baldanzi non può fare altro che approfondire la faccenda per trovare le due donne scomparse e coinvolge vecchi amici in una ricerca che li porterà a Rocca D’Arazzo, dove sorge un villa inquietante in cui vive – o ha vissuto – un ancor più inquietante Barone.

La villa dei cadaveri non è un giallo tradizionale. L’autrice ci porta nell’animo del protagonista e noi seguiamo l’intera vicenda da quella tribuna privilegiata. Baldanzi è un commissario ma agisce da privato. Non incontreremo mai la polizia nel corso del romanzo, cosa non unica ma inusuale. Inoltre Baldanzi sembra aver dimenticato qualunque tecnica di polizia. Travolto dalle emozioni, dagli amori traballanti e da quelli nascenti, non prende una decisione, non azzarda un’ipotesi, non ha un’intuizione. Saranno altri a guidarlo alla soluzione, evitando che si faccia ulteriormente del male.

E sulla stessa linea viaggia anche il romanzo, che svela l’intreccio con grande calma, quasi come conseguenza secondaria dell’evoluzione delle emozioni, vero centro della vicenda. E dire che di cose ne accadono parecchie,  di misteri da svelare ce ne sono e portano il lettore lontano nel tempo alla ricerca di un incubo passato che non ha ancora trovato soluzione.

Poi, quando i nodi vengono al pettine, è una cascata di avvenimenti che portano ad un finale da vero thriller, estremamente cinematgrafico, pieno d’azione.

Un eroe – non eroe, quindi. Che viene sballottolato dagli eventi in balia di una vicenda più grande di lui, come capita a diversi personaggi di un romanzo in cui i ruoli femminili hanno grande e decisiva parte, evolvono, crescono, cambiano più di quelli maschili. Un giallo molto intimo, in fondo, da godere in ognuno dei suoi vari risvolti.

Per approfondire, la mia intervista con Luisa Ferrari.

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