Autopsia di un’emozione, di Ilaria Caserini

E’ un romanzo davvero tosto Autopsia di un’emozione, Collana Policromia, con cui Ilaria Caserini ci porta nel mondo della depressione. Ed è un mondo inevitabilmente duro, isolato, solitario, da cui uscirne non è facile e meno facile ancora è farlo da soli. E l’autrice lo sa bene.


Anna ha intrapreso l’ennesimo percorso per sconfiggere il suo Mostro interno e questa volta sembra funzionare. Al punto che decide di leggere il suo vecchio diario, quello in cui racconta il periodo più difficile e drammatico della sua depressione. La strada sarà ancora lunga.

Nel frattempo un viaggio parallelo ci porta nel 1957 all’interno del manicomio in cui Egidio è rinchiuso per la sua incapacità di adattarsi al mondo, motivazione più che valida in quegli anni.

Così abbiamo due storie che ci raccontano la depressione a distanza di 60 anni, in due momenti molto diversi della storia del nostro paese. Momenti diversi, condizioni diverse. La situazione è ovviamente cambiata ma ben lontana dall’essere ideale. La vita di un malato di depressione rimane molto difficile, anche – o forse soprattutto – per la concezione che la società ha di questa malattia.

Ilaria Caserini ci mostra una serie notevole di temi in questo racconto. Intorno al tema principale affrontiamo la violenza sulle donne, la condizione dei malati reclusi nei manicomi negli anni ’50 – e quella dei non malati che spesso facevano la stessa fine. Tra gli esempi più difficili da digerire abbiamo una coppia omosessuale che proprio per la loro condizione sono finiti in manicomio. E poi ancora si parla di anoressia e rapporti umani.

La riflessione è significativa e drammatica. Funziona anche perchè la narrazione è da romanzo vero, che verso il finale vira addirittura al thriller. Abbiamo un mistero da risolvere, la cui soluzione arriverà davvero con le modalità del thriller, quelle del crescendo, fino all’avvitamento finale.

Me è ovvio che è un mezzo per arrivare a colpire dove vuole l’autrice: la depressione e la lotta per sconfiggerla, la società e il rapporto difficile con i malati di depressione. Attenzione, però, perchè quello che stiamo affrontando è un romanzo di grande speranza.

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An Awesem design by Orman