San Giacomo di Stura, di Roberto Rossi Precerutti

Il volume Neos Edizioni dedicato a San Giacomo di Stura è un’ottima soluzione per conoscere la storia di uno dei tanti monumenti italiani che rischiano l’oblio e la scomparsa e che invece meriterebbero attenzione, restauri e investimenti. Uno di quei posti che “se lo avessero in Francia ci costruirebbero intorno una struttura per portare milioni di turisti”.


Invece l’abbazia, che sorge tra Torino e Settimo Torinese è in abbandono e non è per il momento visitabile. Sorto verso la metà del XII secolo (1146), il monastero vallombrosano di San Giacomo di Stura è uno dei fondamentali monumenti storico-artistici della civiltà medievale torinese. La fondazione religiosa ha svolto, nel periodo di massima fioritura, una funzione essenziale di assistenza a poveri, pellegrini e viandanti in un’area attraversata da una diramazione della via Francigena, rivelando una chiara vocazione stradale e costituendo un’interlocuzione importante, soprattutto dal punto di vista sociale, sia con il vescovo e il comune, sia con le realtà signorili del contado e le dinastie dei Savoia e dei Monferrato.

Roberto Rossi Precerutti ne ricostruisce la storia con precisione e attenzione. Soprattutto ci racconta l’evoluzione politica che ha circondato la nascita e lo sviluppo della struttura. I vantaggi, gli interessi, i legami politici. Si parla di Vallombrosa e della sua crescita, del lavoro dei monaci, dei motivi della fondazione e dell’importanza strategica del luogo. Naturalmente si parla dei Savoia all’inizio della loro scalata politica e territoriale.

Ne viene fuori un approfondimento notevole e dettagliato, pur in un volume agevole e facilmente leggibile. Utile anche per conoscere meglio la storia del territorio.

Molto apprezzabili anche le tavole iniziali di Emilia Mirisola, una delle quali è in copertina. Se volete approfondire, ho intervistato Roberto Rossi Precerutti.

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