All’ombra dei tigli, di Egle Bolognesi

Può una storia privata, di un personaggio non noto, diventare un libro? Mi è capitato più volte e ne sono sempre più convinto. Se chi la scrive ha la capacità di ammaliare il lettore è evidente che ogni vita è piena di momenti significativi e restituisce un pezzo di storia, di colore, di sensazioni di un Paese.


E’ senza dubbio il caso di All’ombra dei tigli, Neos Edizioni, con cui Egle Bolognesi racconta la vita di sua madre Bianca. Ovviamente che quella raccontata sia la vita della madre è per il lettore assolutamente secondario. Ciò a cui ci troviamo di fronte è la storia di una ragazza del dopoguerra, che cresce nella zona della bonifica del ferrarese, nei campi. Cresce, si innamora, affronta le difficoltà della vita e si trasferisce a Torino al seguito del marito.

Bianca non è però una donna che vive all’ombra del consorte. E’ viva, vitale, lavora, cresce le figlie, ha delle passioni, prende la patente ed un diploma di cucito. E’ una figura forte e dolcissima, tosta e delicata, capace di decisioni importanti e pronta ad ascoltare.

Il ritratto che l’autrice tratteggia è intriso d’affetto ma non si pone limiti. Soprattutto ci racconta due mondi diversi, due zone del nord Italia in due momenti successivi. E sono due mondi molto lontani, pur vicini territorialmente e temporalmete. Eppure l’Italia era, ed è ancora, un Paese estremamente variegato… o spezzettato, se volete vederla con occhio negativo.

Impossibile non affezionarsi ai personaggi. Dalla protagnista al marito, dai genitori ai fratelli alle varie figure che ruotano intorno a questa vicenda che racconta con cognizione e passione uno spaccato della storia della nostra penisola. Se volete approfondire ho intervistato Egle Bolognesi.

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