Le conseguenze della Mole, di Fabio Beccacini

Col suo ultimo romanzo Fabio Beccacini ci fa fare un salto nel tempo e ci regala la prima avventura del suo commisario Paludi. Le conseguenze della Mole, Fratelli Frilli Editori, è infatti ambientato nel 2002, quando il commissario Giorgio Paludi, appena arrivato a Torino, si trova ad affrontare il suo primo serio caso torinese.


In città un killer uccide brutalmente prostitute. Alcuni dettagli portano Paludi a pensare che si tratti di un killer seriale ed anche che a lui si debbeano attribuire alcuni altri delitti risalenti ad anni prcedenti. Così il nostro, che è in realtà l’ultimo arrivato dopo la veloce fuga da Genova, cerca di venire a capo della matassa.

Intanto ha però anche una serie di colloqui con un prete, che si è presentato spontaneamente per confessare un omicidio ma poi comincia un lungo racconto a puntate che ci porta nella storia di Torino a tempi del fascismo.

E poi c’è Martine, una giovane donna con cui Paludi si trova invischiato in una relazione e la cui vicinanza sembra essere pericolosa. Tutto o quasi, naturalmente, finirà per intrecciarsi stagliandosi sullo sfondo di una Torino livida e gelida.

Beccacini struttura questo romanzo come un vero e proprio noir. Un clima cupo, la violenza sempre presente, perfino il commissario che racconta in prima persona gli avvenimenti. E questo Paludi, che dopo quattro avventure scopriamo ai suoi esordi, è un uomo sconfitto dalla vita, che porta addosso un peso enorme legato ad una delle pagine più buie della storia d’Italia. Un uomo che non cerca nemmeno più rivincite ed anzi si sente quasi in colpa se qualcosa gli gira dal verso giusto.

A farne le spese sono le persone che gli stanno vicino, dai suoi sottoposti – che apprezza ma spesso tratta malissimo – alla stessa Martine, la cui vicinanza lo rende inquieto proprio perchè tutto sembra filare liscio.

Il racconto ci porta in un lungo viaggio nella storia della prostituzione in Italia e a Torino, con tanti riferimenti storici, sociali, perfino architettonici grazie ad un libro che Beccacini cita e di cui vi avevo parlato all’epoca.

Al centro di tutto – o se preferite malinconicamente sullo sfondo – ci sono le donne. Qui quasi tutte prostitute, salvo una o due suore, vittime di una violenza estrema e senza giustificazione alcuna. Una violenza che ci parla di soprusi, di donne oggetto, di corpi usati e poi buttati via.

L’ultima nota va per il titolo, che riporta un doppio senso semplice e geniale. Ma non si tratta di un gioco di parole fine a se stesso, quanto piuttosto di una vera e propria dichiarazione di intenti di quanto troviamo poi sviluppato nel romanzo, perchè la Mole e l’amore hanno tanta parte in una vicenda che fin qui vi ho raccontato in realtà come sostanzialmente fisica e violenta.

Se volete approfondire ho intervistato Fabio Beccacini.

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