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Il Farinetti 2009 raccoglie tutte le recensioni di film che questo blog ha preparato nel corso dell'anno passato, tutte in un unico volume.

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Archive for the ‘seconda visione’ Category

gen
19
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, recensioni, seconda visione on gennaio-19-2010

La cosa buona è che ogni tanto alcune reti televisive hanno la brillante idea di trasmettere una serie di film legati tra loro da qualcosa.
Quella poco buona è che seguire un film su Italia1 (anzi tre film in questo caso) diventa una corsa ad ostacoli tra le varie interruzioni pubblicitarie, ed ora che il digitale terrestre ha introdotto canali come RaiSat Cinema ammetto di aver perso l’abitudine a questo abominio.

franka-potente-bourne-matt-damon

Jason Bourne nasce dalla fantasia di Robert Ludlum, autore di ottimi thriller e romanzi di spionaggio in genere.
Il personaggio al cinema è interpretato da Matt Damon ed ha presto preso una vita propria.

In poche parole Jason viene ripescato da un peschereccio ed è completamente senza memoria. Non sa chi è, come si chiama ne che lavoro fa. Si rende però presto conto di avere capacità fuori dal comune e decide di scoprire la sua identità.
Scopre così di essere un agente di un corpo speciale della CIA, addestrato ad uccidere. E scopre anche di essere un pericolo per l’agenzia, che sta provando ad eliminarlo. Da qui partono una serie di avventure con Bourne in fuga ed alla ricerca di se stesso.

Se The Bourne identity ha perlomeno sviluppato ampiamente tutta la parte sulla ricerca della propria identità, i restanti due capitoli non sono altro che dei buoni thriller stracolmi di azione dal primo all’ultimo minuto.
Se vi piaciono gli inseguimenti avrete di che godere, ma se soffrite di emicrania vi consiglio di stare lontani dalla serie (per lo meno dai due episodi diretti da Paul Greengrass) perchè i suddetti inseguimenti sono montati ad un ritmo insostenibile, con tagli di montaggio talmente serrati che la scena della doccia di Hitchcock al confronto sembra essere girata in pianosequenza.

A parte questo eccesso la serie è però godibile, la ricerca della verità ben costruita e capace di tenere viva l’attenzione, i personaggi discretamente caratterizzati.
Matt Damon a parte (inevitabilmente legato al personaggio) trovo molto affascinante Franka Potente, compagna di avventure di Bourne nel primo film e motivo scatente il ritorno in azione dell’agente speciale. La Potente è sensuale pur non essendo una bellezza classica ed è brava a rendere un ruolo non facile.
Discorso a parte per Julia Stiles, che riesce a comparire in tutti e tre gli episodi senza mai diventare un personaggio di primo piano (cosa che personalmente continuo ad aspettarmi ad ogni cambio di scena).
E, cosa ancora più sorprendente, senza nemmeno scambiare un bacino con Bourne.
La Stiles è brava ed il suo viso paffuto è sorprendentemente sexy.

E poi nel terzo episodio c’è una sequenza di quasi un minuto girata in piazza San Carlo a Torino…

Mi fermo qui in attesa di sapere se i rumors di questi giorni, che vogliono sulla rampa di partenza un quarto film sulla saga di Jason Bourne, troveranno conferma.



dic
15
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, recensioni, seconda visione on dicembre-15-2009

Sto per avventurarmi in un sentiero minato.
Sapore di mare, anno 1982, è un divertente e leggero film revival delle estati degli anni 60 o il colpevole antesignano dei tanto osannati e bistrattati cinepanettoni odierni?

saporedimare

Probabilmente entrambe le cose.
Estate 1965 (o 1964, non è chiaro). Versilia. Sulla spiaggia si incontrano caratteri e personaggi vari, un po’ tutti le estrazioni sociali, un po’ tutti i tipi che caratterizzavano quegli anni.
Christian De Sica è un donnaiolo (all’epoca si diceva ancora così), a cui piace farsi conquistare, Jerry Calà è l’eterno ragazzo che gioca sempre e parla citando testi delle canzoni (sua abitudine reiterata negli anni), Isabella Ferrari è la bella tenebrosa (e che sia bella, soprattutto all’epoca, non c’è dubbio alcuno), Marina Suma (ricordate?) è la bella napoletana.
Poi Virna Lisi, signora di mezza età delusa dal marito (Guido Nicheli) attento al lusso e alla carriera.
E poi ci sono i marchesini, il bagnino, la straniera… tutti, ci sono tutti.

E naturalmente ci sono le canzoni di quegli anni, che contrappuntano ogni sequenza come una firma, anzi come un personaggio sempre presente.
Il film è gradevole, simpatico, velato da una evidente malinconia. Alcuni personaggi sono rimasti inalterati nelle interpretazioni successive dei loro allor giovani attori.
Quindi un buon film, leggero, non sguaitao, che si lascia guardare senza drammi e racconta con particolari la Versilia, cuore della movida di quegli anni.

E poi? Poi cosa è successo?

Poi è successo che i fratelli Vanzina, spinti dal successo di Sapore di mare (a proposito, ottima voce su Wikipedia) hanno prodotto l’anno successivo un discreto Vacanze di Natale, che parte dagli stessi presupposti ambientando il tutto in montagna ed aumentando in maniera considerevole le battute a scapito del revival e della storia.
E l’anno dopo ancora è stata la volta di un più che discreto Vacanze in America, che ancora mostrava qualcosa di diverso e faceva ridere non poco, sebbene perdeva ancora qualcosa nelle motivazioni del racconto originale.
E poi… e poi lasciamo perdere!



ott
15
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, recensioni, seconda visione on ottobre-15-2009

Ricorderete le polemiche che accompagnarono nel 1995 l’uscita di Kids.
Si disse che era sbagliato ritrarre ragazzini così giovani dediti al sesso non protetto e allo smodato uso di droghe e alcool.
Ma Kids è ben altro che un’esaltazione di comportamenti liberi.

kids

Il film racconta una giornata di un gruppo di adolescenti (in linea di massima tra i 12 e i 17 anni) spesa tra infiniti racconti delle proprie avventure sessuali, il bighellonaggio nel parco (che si conclude con il duro pestaggio di un ragazzo) e fiumi di alcool.
Si segue soprattutto Telly, collezionista di vergini tredicenni.
La giornata si chiude inevitabilmente con un festino nella casa di uno dei ragazzi dove prendono vita tutti i comportamenti fino lì evocati. Droga e alcool fino a sballarsi e a perdere la cognizione di sè e soprattutto sesso più o meno esplicito.

L’unica storia che occupa spazio nello svolgersi dell’azione è quella di Jenny, sedicenne che paga il suo unico rapporto sessuale scoprendo di aver contratto l’AIDS.
Folgorante la sequenza in cui la ragazza scopre la sieropositività, raccontata parallelamente a quella della sua amica che risulta sana nonostante abbia perso il conto dei ragazzi con cui ha fatto sesso.
La sequenza sembra assolvere la ragazza con i comportamenti sessuali più liberi.

In realtà il film di Larry Clark è una durissima accusa verso la società che permette la nascita di situazioni di tal degrado in cui i ragazzi finiscono per vivere con normalità e apparente divertimento.
E mi sembra evidente come la sequenza del prefinale, mostrando una serie di vittime della società (tossicodipendenti, barboni, folli) che si muovono senza coscienza per le strade cittadine, sia la firma dell’autore e rappresenti il futuro designato per i giovani protagonisti.

Tuttavia è innegabile che alcune sequenze (la carrellata sui corpi nudi e addormentati dei ragazzini dopo la festa è devastante) e molti discorsi possano risultare molto forti e disturbanti, ma solo agli occhi di uno spettatore incapace di affrontare quanto di negativo la società ci sottopone giorno per giorno.



set
22
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, recensioni, seconda visione on settembre-22-2009

L’era glaciale – il disgelo è il secondo episodio della saga animata, realizzato sul sorprendente successo del primo film.
Questa volta il curioso branco composto da Mannie il mammut, Sid il bradipo e Diego la tigre si allarga grazie all’incontro con Ellie la mammmut e i due instancabili opossum che la accompagnano.

era-glaciale-2-locandina

La conca dove la combriccola vive rischia l’inondazione a causa dello scioglimento dei ghiacci così tutti gli animali si mettono in viaggio per trovare un posto più sicuro. Naturalmente dovranno affrontare pericoli vari.
La trama ve la butto lì in due righe perchè non è certo il pezzo forte del film, che ha ben altri meriti.

Intanto è divertente, cosa che per un cartoon mi sembra essenziale. Il bradipo è sempre più irresistibile e l’inserimento dei due opossum regala ulteriore brio e illogicità alle relazioni tra i personaggi.
Veramente geniale l’idea di presentare un(a) mammut che crede di essere un opossum e come tale si comporta fino a quando prenderà coscienza del suo ruolo (e della sua stazza) e finirà per innamorarsi di Mannie (peraltro preoccupato di essere l’ultimo della sua specie).
Poi trovo irresistibile la capacità cognitiva dei personaggi, capaci di intuire la prossima alluvione e di mettere in piedi ragionamenti complessi sfruttando conoscenze che non dovrebbero avere.
Lo so… è abbastanza normale in un cartone animato ma qui ha un effetto un po’ diverso dal solito e si nota nel corso della storia.

Non manca lo scoiattolo Scrat che tanto successo aveva avuto nel primo film, al punto da meritarsi una serie di corti di cui è protagonista centrale.
Anche questa volta è alla continua ricerca di ghiande e vive un’avventura parallela alla storia principale, con la quale si incrocia in rari ma decisivi momenti. Continua ad essere l’unico animale che non parla (mostri, nemici e cattivi in genere a parte).

L’era glaciale 2 merita quindi la giusta attenzione e raggiunge anche il risultato di rallegrare la mente del bloggante, offuscata dalla lunga giornata: si ride, si sorride e ci si prepara al terzo episodio, l’alba dei dinosauri.



set
18
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, recensioni, seconda visione on settembre-18-2009

Funny games ha una strana storia, ma non è l’unico caso del genere.
Michael Haneke lo girò in maniera semiamatoriale nel 1997 riuscendo a portarlo in concorso a Cannes (dove però passò quasi senza fare rumore).
Dieci anni dopo lo stesso Haneke ebbe l’occasione di riproporre lo stesso film con una produzione americana e decise di rigirarlo inquadratura per inquadratura, copiando in sostanza passo passo la sua prima versione.

funny-games

Questa seconda versione ha per protagonisti Tim Roth e Naomi Watts, vittime dei due folli Michael Pitt e Brady Corbet.
Aspettatevi un esperienza narrativa che sfiora il delirio: violenza pura senza alcuna ragione. E questa volta non c’è nemmeno la scusa della società deviata a comprire i comportamenti dei due ragazzi che si muovono in linde tenute bianche (qualcuno ricorda ancora Arancia meccanica?).

Paul e Peter si divertono a far visita a tutte le ville che si affacciano sul lago, entrano in casa e con una gentilezza imbarazzante iniziano i loro giochi senza senso, uno dopo l’altro fino allo sterminio totale degli abitanti della villa. Poi, tranquillamente, passano alla casa successiva.
Quella che ci viene raccontata è la vicenda di Anne e George (e del loro figliolino) che senza motivo logico capitano subito dopo i loro vicini e subito prima dei loro dirimpettai.

Quello che sconvolge è la lucidissima irrazionalità con cui i due ragazzi portano avanti i loro giochi, senza alcuna spiegazione. Non sappiamo chi sono veramente, da dove arrivano, perchè si comportano così. Non sappiamo nulla di nulla.
Logici e glaciali, compiono ogni azione, anche la più brutale senza provare la minima emozione, o almeno senza dimostrarlo.

Due momenti sono registicamente interessanti.
Prima Paul che all’improvviso si rivolge allo spettatore coinvolgendolo nel discorso e più tardi la sequenza delirante dell’omicidio di Peter. Anne riesce ad impadronirsi del fucile e fa secco Peter. Paul non si scompone (non troppo almeno), prende il telecomando del lettore dvd e porta indietro le immagini fino a qualche secondo prima dell’uccisione… così è pronto ad impossessarsi del fucile per primo.
Non ho ancora capito se siamo di fronte ad una genialata o ad una cagata pazzesca, anche perchè la scena rimane isolata salvo essere vagamente evocata in un discorso successivo sulla differenza tra finzione e realtà.

Consiglio Funny games?
Mah… diciamo che gli appassionati di cinema è bene che lo guardino, se invece siete alla ricerca di un bell’horror o di un thriller tipo “siamo chiusi in casa alla mercè di un folle”… bhe… forse è meglio se vi indirizzate su altro.