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Il Farinetti 2009 raccoglie tutte le recensioni di film che questo blog ha preparato nel corso dell'anno passato, tutte in un unico volume.

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mar
10
    
Archiviato sotto: arte, cinema

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Che le fiabe classiche abbiano un fondo di horror è cosa risaputa.
Tra Biancaneve, Hansel e Gretel, perfino Bambi c’è solo l’imbarazzo della scelta nel selezionare le sequenze più terribili per il povero bambino indifeso.

C’è però chi è andato ancora oltre ed ha trasformato in mostri cattivissimi le stesse principesse protagoniste dei cartoon Disney.
Si tratta di Jeffrey Thomas, abile e spesso grottesco disegnatore che ha voluto presentarci le tenere, dolci e indifese protagoniste disneyane in una versione decisamente più gotica.

Troviamo così Biancaneve, Pochaontas, la Bella Addormentata, ma anche la Sirenetta e Bella (con tanto di Bestia) in situazioni estreme. Trasformate in zombie, in vampiri, in pericolose assassine.

Qui di seguito ve ne propongo alcune, ma la galleria di Thomas, che ha chiamato Twisted Princess, è decisamente più ampia.

Partiamo da Cenerentola, che ricorda un personaggio di Henry Selick.
Prego notare ratto e corvaccio al posto di topini e uccellini.

Altro classico Biancaneve, con tanto di nanetti terribili tenuti al gunizaglio con una corda decisamente spessa.
E non manca la mela rossa… in questo caso con vermetti.

Poi la bella addormentata nel bosco, con trucco sbavato che ricorda Il Corvo e pelle talmente pallida che più che addormentata sembra proprio cadavere.

E chiudo naturalmente con Alice nel paese delle meraviglie. Ghigno che sembra scippato a Joker e cappello del Cappellaio Matto devastato. Ed il mio amato Stregatto che qui diventa più strega che gatto.

Allora? Che ve ne pare?

Oltraggio alla Walt Disney o simpatico diversivo?
Voi quale preferite?

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mar
09
    
Archiviato sotto: cinema

Mi è sembrata idea carina, dato il successo e l’obiettiva importanza del film, provare a raccogliere in un unico post alcune delle recensioni che i blogger hanno dedicato ad Alice in Wonderland.
Il film di Tim Burton ha suscitato emozioni discordi e si va dal capolavoro assoluto alla delusione più grande.

Prima di tutto, siccome gioco in casa, è bene che vi rileggiate la mia recensione.
Scoprirete che il film mi è piaciuto, ci ho trovato dentro un sacco di Tim Burton ma sono rimasto un po’ deluso dall’utilizzo del 3D (del resto posticcio).
La mia è comunque una recensione decisamente positiva, quelle che vado a segnalarvi ora sono per lo più negative.

Per questo parto dai blogger che invece hanno apprezzato il film.
Su Alone in Kyoto si parla di un film davvero sorprendente. Nemmeno le più rosee aspettative potevano prevedere un tale impatto sulla pellicola, una così perfetta sintonia tra le intenzioni e la messa in opera finale.
E forse stiamo un po’ esagerando con gli elogi.

Anche su Coccinema i toni sono però molto positivi al punto da concludere che Burton fa pace con i suoi incubi, i suoi sogni.

Su Director’s cup c’è una inevitabile (l’ho fatta anch’io) e personale classifica dei personaggi e il film è definito bizzarro, incantevole, didascalico e semplice con una scelta di aggettivi che lascia il dubbio sulla positività della recensione.

Se scavalchiamo l’oceano troviamo Cinemablend che non lesina parole e punta l’attenzione su un 3D assoluto protagonista. E su questo non siamo per nulla daccordo.

A metà strada metto la doppia recensione di Split Screen, con Border e Angier che si muovono su terreni diversi, ma entrambi sono non completamente soddisfatti di quanto visto.

E passiamo alle note dolenti partendo da Gabriele Niola che salva solo l’inizio del film quando ci viene mostrato il mondo pulito, colorato, roseo e idilliaco che come sempre in Burton nasconde le peggiori ipocrisie, costrizioni e sofferenze. Da lì in poi è una lenta ma inesorabile picchiata verso il basso.

C’era una volta il cinema è la faccia della delusione, perchè Alessandra è una che in Burton sembra credere molto, tanto che conclude dicendo che è un vero peccato che Burton si sia adagiato su una narrazione più canonica e quasi “impersonale”.

La stessa delusione si legge su Cinema e dintorni anche se qui si contesta soprattutto l’uso del 3D: Quello che qui sembra inappropriato è innanzitutto il 3D. Era davvero necessario oppure il risultato non sarebbe cambiato di molto senza?
Un po’ più morbida la considerazione sul film in genere.

E a proposito di 3D forse su Cinematical si centra il punto: the 3D effects were added later, making it a less authentic 3D experience than, say, Avatar. La poca naturalezza di cui parlavo io, appunto.

Su Otto & mezzo di nuovo spazio per la delusione da parte di un amante di Burton. Una delusione a cui però si è fatta l’abitudine se si afferma che sono sempre più scoraggiato all’idea che Tim Burton si sia perso definitivamente dentro l’armadio che da bambino utilizzava per guardare il vuoto.
In realtà il film qui è piaciuto molto, soprattutto nella prima parte, ma non si perdona il calo progressivo.

Sulla stessa linea Nessuno t’amerà mai come ti ho amata io, dove ci si spinge a dire che siamo di fronte ad un’opera dunque minore, affascinante in certi punti, ma decisamente scollata. Giudizi duri portati dalla delusione per non aver visto quello che ci si aspettava.

Ammazza la vecchia non ha apprezzato quella struttura lineare che a me è invece piaciuta. Questione di gusti? Non credo, perchè anche a me di solito la linearità disturba.
La conclusione è molto netta: Il girare remake o pseudo tali non fa per lui, dove “lui” è naturalmente Tim Burton.

Chiudo con il Cinemaniaco che è davvero devastante quando afferma che ci ritroviamo di fronte al primo lavoro veramente convenzionale e per nulla riconoscibile del regista. Mi sembra una bocciatura senza mezzi termini.

Dopo questo panorama obiettivamente desolante per Alice in Wonderland mi piacerebbe sapere il vostro parere.
Vi ho dato materiale per approfondire la conoscenza ed i pareri di amanti di cinema a più livelli e qualcuna di queste recensioni potrebbe avervi fatto ragionare su aspetti che non avevate notato guardando il film.
A questo punto, a bocce ferme, che mi dite… capolavoro o crollo clamoroso per Tim Burton?

…naturalmente valgono anche le vie di mezzo…

(Le foto di questo post sono tratte dal materiale promozionale presente nella chiave magica del libro magico che il bloggante ha ricevuto in dono dal Cappellaio Matto in persona)

Un’opera dunque minore, affascinante in certi punti, ma decisamente scollata

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mar
09
    
Archiviato sotto: cinema, vostre recensioni

Ricordate l’invito a mandarmi le vostre recensioni?
Mi ha contattato Elena per propormi la sua visione di Battle Royale.
Ed io, ovviamente, ve la propongo così come lei l’ha pensata e scritta.

Film horror tra i più famosi e apprezzati in Giappone, Battle Royale ha rappresentato al tempo stesso una denuncia contro la gioventù giapponese del xx secolo, e della società che la plasma, repressiva e indifferente al tempo stesso.

Kiji Fukusaku, famoso per la collaborazione alla regia di un grande classico sulla guerra, Tora!Tora!Tora!, non esitò a tradurre in immagini il best seller dello scrittore Koushun Takami, ispiratore già di un manga e di molte altre iniziative.
Il risultato fu clamoroso; il film causò tanto clamore che il governo giapponese tentò di bloccarne la distribuzione nel Paese prima, e all’estero poi, ritenendo desse un’immagine eccessivamente violenta e denigratoria della società contemporanea. L’apprezzamento da parte del pubblico fu invece tanto elevato che vennero girati in poco tempo due sequel, e i protagonisti divennero, da semisconosciuti, attori di fama anche internazionale.

Il tema di base riguarda l’animo umano, l’istinto di sopravvivenza. Cosa faresti, se ti venisse messa in mano un’arma e ti venisse ordinato di uccidere il tuo migliore amico per salvare la tua vita?
In sostanza è questo che accade ai componenti di una classe di terza media nell’immaginaria Repubblica dell’Est concepita da Takami.
Per una vera legge di stato, ogni anno una classe di ragazzini viene deportata in un luogo inaccessibile e a tutti loro viene data un’arma, che può spaziare da una mitragliatrice a un cucchiaio, per lasciare spazio all’imprevedibilità. Dopodiché, i ragazzi vengono liberati in uno spazio aperto e hanno tre giorni per uccidersi a vicenda.
Scaduto il tempo limite, se è in vita più di un solo ragazzo, vengono tutti uccisi.
Quindi l’istinto di sopravvivenza scatena le menti più deboli, fa emergere l’atavica consapevolezza che nessuno conosce realmente un’altra persona e non sa se può fidarsi di lei in una situazione in cui si è inevitabilmente destinati a morire. Coloro che non vogliono uccidere si ritrovano costretti a farlo per difendersi da chi ha deciso di accettare quelle regole e diventare un assassino.

Il target a cui il film è rivolto oscilla tra i quindici, diciotto anni, indicativamente. Il livello stilistico è appositamente concepito per un pubblico adolescente, infatti si notano diversi punti in cui le scene sono quasi copiate dal fumetto ispirato al romanzo, con tocchi di umorismo surreali considerando la situazione che vivono i protagonisti. Con ben quarantadue personaggi su cui è incentrata la trama, inevitabilmente alcuni di loro sono apparsi solo per pochi secondi, mentre altri nei loro atteggiamenti sono autentici stereotipi della filmografia giapponese: Otaku, la studentessa priva d’inibizioni, criminali inossidabili, eroi duri dal cuore buono. E alla figura dell’insegnante, Takeshi Kitano, spietato e corrotto, è stata data una vaga umanità che invece non possedeva nel libro e nel manga.
Il sottofondo musicale è abbastanza indicato, concede al film l’importanza che intende assurgere. Le scene splatter non sono particolarmente numerose né elaborate.
Gli effetti speciali sono infatti qualcosa di molto rudimentale, adatto alla visione del pubblico giovane a cui si rivolge. Eccessivamente stoiche invece le scene d’amore ed eccessivi i momenti di lungaggine negli ultimi omicidi, dove chi è colpito anche dozzine di volte si rialza sempre per un ultimo colpo al proprio assassino. Anche Kitano, che pare morto, si rialza il tempo necessario per rispondere a una telefonata della figlia con cui, si è lasciato capire, ha un rapporto problematico.
Più che guardabile.

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mar
08
    
Archiviato sotto: cinema

Qualche tempo fa vi avevo presentato il trailer di Frozen, horror di Adam Green che mi ispira parecchia fiducia, sia per la firma dell’autore, sia per il soggetto inquietante.
Tre ragazzi bloccati su una seggiovia nottetempo devono vedersela col gelo, col vento e con presenze decisamente più inquietanti.

Il film non è una di quelle megaproduzioni che affollano le sale di tutto il mondo e quindi Adam Green è costretto a conquistarsi sala dopo sala con tutti i mezzi a sua disposizione, compresa la sua pagina su Facebook sulla quale aggiorna costantemente i suoi movimenti e le sue attività, anche (ovviamente) quelle legate al film.

Frozen negli Stati Uniti è uscito da circa un mesetto in alcune sale, con accoglienza molto varia ed io che sto aspettando notizie sull’uscita in Italia ho pensato fosse naturale chiedere direttamente a Green notizie relative.
Ed in effetti il regista mi ha risposto… spiazzandomi alquanto.

Alla mia domanda relativa a quando vedremo Frozen in Italia, Green mi ha risposto che il film è già stato venduto per la distribuzione italiana ben sei mesi fa!


Ora… il film sarà lì in attesa di trovare spazio tra le uscite più importanti (leggi: di sicuro successo) o addirittura fa parte di un pacchetto che comprendeva altri film (leggi: di sicuro successo)?
Ovviamente non ho risposta a questa domanda e non posso certo rivolgerla ad Adam Green.
Così mi sembra il caso di rivolgerla a chi il film l’ha acquistato per la distribuzione nel nostro Paese.

Quando vedremo Frozen in Italia?

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mar
08
    
Archiviato sotto: cinema

Vero o meno che sia il fatto che Hidden sarà il primo film italiano in 3D, qualcosa di buono in questo film potrebbe esserci.
La diatriba sul primato del 3D ha almeno un paio di appigli per virare verso il negativo.
Intanto Mariano Baino dovrà fare la corsa contro il tempo con Tinto Brass impegnato nel realizzare il suo Caligola. E poi la produzione di questo Hidden è italo-canadese, quindi tecnicamente non squisitamente italiana.

Primato a parte, dicevamo, mi sembra una buona notizia che sia un regista giovane a lanciarsi nelle tre dimensioni.
E sembra anche che le prime notizie su Hidden meritino uno sguardo.
Per lo meno il plot di partenza è interessante: un centro medico sperimentale nasconde un segreto che rimane tale fino a quando non parte un progetto di rilancio per il centro.
Medicina e horror hanno antichi legami.

E quando poi la novità si lega alla storia le cose si fanno ancora più interessanti.
Ed in questo caso la storia è rappresentata da Coralina Castaldi-Tassoni.

Aspettiamo ulteriori notizie e soprattutto le prime immagini per farci un’idea più precisa.

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