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feb
08
    
Posted (soloparolesparse) in recensioni, tv on febbraio-8-2010

La Rai sta strasmettendo l’ennesima fiction dedicata alle piccole storie che hanno fatto la grande Storia del nostro Paese.
C’era una volta la città dei matti racconta l’esperienza rivoluzionaria di Franco Basaglia, la sua vita nei manicomi italiani. In particolare il suo duro approccio con l’Ospedale Psichiatrico di Gorizia dove si rese conto direttamente delle condizioni in cui i malati di mente erano obiettivamente reclusi.
Il modo in cui cercò di cambiare le cose ed il processo che portò all’approvazione della Legge Basaglia, quella che decise la chiusura degli ospedali psichiatrici sul territorio italiano.

Il film di Marco Turco sembra essere un buon film, sebbene è innegabile l’eccessiva caratterizzazione dei personaggi e la vicenda sia decisamente troppo romanzata.
Frabrizio Gifuni è comunque bravo, Vittoria Puccini decisamente neutra…
Il forte accento veneto con cui parlano tutti i personaggi non disturba ma racconta di un’Italia che negli anni ’60 era ancora fortemente regionale.
La caratterizzazione dei personaggi cui accennavo prima tocca inevitabilmente in maniera pesante i malati di mente protagonisti. Si va dalla coppia fascista e comunista, sempre in lotta tra loro ma poi i veri motori della ripartenza, al gigante buono, alla sorelle anziane che giocano con le bambole…

Aspetti tecnici del film a parte (la narrazione è comunque godibile e la fiction si lascia seguire senza eccessi), vorrei fare una veloce riflessione sulla linea presa dai due principali network italiani.
Rai e Mediaset (soprattutto la prima) ci hanno ormai abituati a fiction incentrate su personaggi importanti ma poco conosciuti della storia italiana.
Abbiamo visto preti e santi, banditi e industriali, politici e carabinieri.

Personalmente ritengo che questa “moda” possa essere giudicata sotto due punti di vista diametralmente opposti.
Senza dubbio è una buona cosa raccontare vicende e personaggi che non trovano certamente spazio nelle aule scolastiche. Si riesce così a raggiungere una vasta fascia di popolazione e renderla edotta sulla storia italiana, su quelle vicende personali che messe insieme hanno scritto la personalità del nostro paese.

Daltra parte però c’è il rischio che vicende del genere riassunte in due puntate di un’ora e mezza lascino indietro particolari importanti e condensino episodi storici in pochi minuti.
Rischio a cui bisogna aggiungere quello (ancor più grave) che la riduzione televisiva non sia corretta, sia troppo romanzata e si discosti troppo dalla realtà storica (e naturalmente non faccio riferimento alla volontarietà della produzione di dare una propria interpretazione – cosa che non è da escludere in alcuni casi).

Se posso dare un consiglio di visione allo spettatore italiano, lo inviterei a guardare le fiction in questione ma non prenderle per oro colato. Meglio ancora… a prenderle come spunto di conoscenza per poi approfondire gli argomenti con una veloce ricerca magari in rete (vedi il link iniziale sulla storia di Basaglia).



nov
10
    
Posted (soloparolesparse) in tv on novembre-10-2009

Partiamo col dire chi è Caterina Misasi.
Trattasi di giovane attrice italiana (mi sto specializzando sul tema), diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia e con alle spalle un pochetto di teatro ed un buon numero di fiction televisive.
Negli ultimi anni ha imperversato passando da Vivere a I Cesaroni ed è finalmente approdata ad uno dei ruoli principali dell’attuale serie di Un medico in famiglia.

caterina-misasi

Qui interpreta Fanny, giovane collega del dottor Martini (Giulio Scarpati) e di lui fidanzata con conseguente coda polemica avendo il soggetto in questione la stessa età della figlia di Lele, Maria (Margot Sikabonyi)… vabbè lasciate perdere, non è questo il punto.

Ed il punto non riguarda nemmeno le capacità attoriali di Caterina, bravina anche se un po’ ingessata. Sicuramente la ragazza è molto bella, ha un fisico ed un volto molto eleganti, abbinati ad un’aria decisamente altezzosa. Il risultato è che viene fuori un personaggio algido, freddino, affascinante ma probabilmente fastidioso.

E Fanny-Caterina paga proprio questa antipatia del suo personaggio e la paga in maniera pesante.
Si perchè su Facebook (e dove altrimenti?) non si è fatto attendere un gruppo abbastanza esplicito dal titolo ODIO FANNY (Caterina Misasi) OFFICIALFACEBOOKEPAGE.
Il gruppo raccoglie al momento 158 fans, 158 persone che affermano di odiare il personaggio.
Si perchè nella descrizione del gruppo è chiaramente specificato che

OVVIAMENTE questa pagina è IRONICA. Riguarda solo il suo personaggio in “Un Medico In Famiglia 6″

Detto che mi sfugge cosa ci possa essere di ironico nell’odiare qualcuno, sia pure un personaggio di una fiction, era forse il caso di non includere il nome dell’attrice nel titolo del gruppo.

odio-fanny-facebook

Per dirla tutta il gruppo che odia non è molto attivo. Ci sono un paio di fotomontaggi e qualche commento sul comportamento di Fanny all’interno della vicenda seriale.
Tuttavia mi sembrava il caso di fare una breve riflessione su come la nostra società utilizzi con facilità termini che a me paiono gravi.
Di chi sarà la colpa della deriva che stiamo prendendo?
Vi do un sugggerimento: ricordate il ministro della paura di Antonio Albanese?

Ecco!
Fine della riflessione e un briciolo di solidarità per Caterina.

Ah… Ghedini… direi che non è il caso di far intervenire la magistratura questa volta.



ott
28
    
Posted (soloparolesparse) in tv on ottobre-28-2009

Che poi è come dire la bionda o la bruna?
Un medico in famiglia o I Cesaroni?
Rai o Mediaset?

In realtà volevo fare una veloce riflessione su due attrici (sicuramente carine e fisicamente apprezzabili) che hanno legato il loro volto ad un ruolo in maniera così forte da far fatica ad uscirne.

margot-sikabonyi

Margot Sikabonyi è nel cast di Un medico in famiglia dalla prima serie. Insieme a Lino Banfi è sicuramente il volto che più degli altri caratterizza la fiction, più ancora di Giulio Scarpati che è tornato dopo una bella pausa.
Il fatto è che abbiamo conosciuto Margot nei panni di Maria come una simpatica, bellina e cicciottella adolescente, con tutti i problemi e le difficoltà di quell’età, l’amica del cuore, il rapporto con la famiglia (e che famiglia!).

In quel ruolo la biondina funzionava bene, l’accento romanesco era giustificato dal ruolo, la mancanza di un tono nella recitazione giustificata dall’età.
Ora però, dopo sei stagioni di medici che vanno e vengono da casa Martini, Maria è diventata una donna nel pieno del suo splendore, è diventata medico anche lei, ha un compagno e un figlio.
La natura le ha permesso di trasformare il suo fisico perdendo la ciccietta da quattordicenne e trasformandosi in un’elegante figura femminile.
Il problema però è che l’abitudine ad un solo ruolo, ad una sola troupe ha fossilizzato la recitazione della nostra Margot, non permettendole alcuna evoluzione. Così, quello che da bambina era tollerabile ora le si ritorce contro e vederla recitare da la triste impressione di osservare una non professionista, una che vive il ruolo che sta recitando senza dargli spessore.
Sembra di osservare una partecipante ad un reality più che un’attrice.

Simile è la vicenda di Alessandra Mastronardi.
Stesso ruolo (figlia nella famiglia Cesaroni) ma età diverse visto che la serie è più giovane e abbiamo conosciuto il personaggio già diciassettenne.
Dalla sua Eva Cesaroni ha una vicenda più piccante che si incentra sull’amore per il fratello (incesto giustificato dal fatto che sono fratellastri) e ci ha persino regalato una sequenza in cui compare nuda sotto la doccia.

alessandra-mastronardi

Anche per la Mastronardi rimane però il problema della fossilizzazione su unico personaggio, anche qui molto romano, anche qui col rischio che Eva si mangi Alessandra.
In realtà lei un tentativo di sdoganamento lo ha già fatto con l’imbarazzante Non smettere di sognare, ma non mi sembra una prova sufficiente e l’aspetto in compiti più seri.

L’impressione è che la Mastronardi abbia qualche possibilità in più della Sikaboni per proseguire una carriera anche al di fuori della fiction che l’ha lanciata. L’età prima di tutto, ma soprattutto l’arrivo differente al ruolo che l’ha resa famosa.
Se infatti la Sikabonyi è diventata Maria a 16 anni ed alle spalle aveva inevitabilmente solo piccole comparsate, la Mastronardi aveva già qualcosa in più da raccontare quando si è trasformata in Eva.

Per completare il quadro è bene dire che entrambe hanno fatto un po’ di teatro e qualcosaina al cinema ma la loro vita artistica è per ora molto legata alla televisione e nulla di quello che hanno fatto è riuscito a sdoganarle dal ruolo delle rispettive fiction.

Ora i fans di Margot e di Alessandra possono scatenarsi e massacrarmi schierandosi in difesa delle due, la verità è che mi piacerebbe davvero vederle in ruoli diversi per capire se abbiamo di fronte due attrici oppure no.

(credits foto: tuttoapuntate e cesaronifamily forum)



set
02
    
Posted (soloparolesparse) in recensioni, tv on settembre-2-2009

Che poi alla fine la prima puntata della terza serie de L’ispettore Coliandro (il sito non è ancora aggiornato con la nuova serie) l’ho vista, a prescindere da Materazzi.
E come mi aspettavo mi è anche piaciuta.

ispettore-coliandro

La storia non è altro che un giallo come ce ne sono altri, traffico di farmaci, poi di droga, un ragazzo e una palestra coinvolti, una ragazza che finisce per aiutare Coliandro nella ricerca e trionfo finale dopo gravi e inevitabili perdite.
Ma è tutto il resto che conta.
Conta, soprattutto, la regia dei Manetti Brothers.
Inquadrature forzate, citazioni continue, azioni rallentate (non a casaccio come spesso accade ma perfettamente integrate con la narrazione).
Fin dalla sequenza iniziale si capisce che la serie merita. L’assalto al furgone blindato è raccontato con una pulizia ed una furia veramente notevoli. Silenzio, inquadrature di pochi secondi inframezzate da nero in dissolvenza… decisamente godibile.

E conta anche (ma a mio parere meno) la scrittura di Carlo Lucarelli. Del resto, prima di diventare un cartonato televisivo, l’inquietante figuro era uno scrittore, ed anche un buono scrittore.
La storia infatti si snoda bene e non si possono non notare le battute e le autocitazioni sparse nell’episodio (a proposito, si intitola Sempre avanti).

E poi c’è Coliandro, un ottimo Giampaolo Morelli che da vita ad un personaggio molto particolare, molto caratterizzato. Eroe per caso, in realtà un fifone che eviterebbe volentieri ogni problema. Poi pasticcione e riflessivo (e ottimi sono anche i suoi monologhi mentali che accompagnano tutta la storia).
Un personaggio che si carica sulle spalle buona parte del peso della serie… e che tuttavia a me non piace in maniera particolare, non è lui a darmi qualcosa in più.
Come non lo è sicuramente Veronica Logan che, al contrario di Morelli, proprio mi da i nervi vederla recitare.
Mi intrigava invece Enrica Ajò, protagonista della seconda serie e che ricordo in un vecchio reality Rai. Ma hanno pensato bene di farmela fuori dopo pochi minuti di questa serie.

Insomma la serie merita e dal prossimo lunedì andranno in onda le altre tre puntate con cadenza settimanale.
Se volete vedere qualcosa di un po’ diverso per gli standard televisivi italiani… mi sento di consigliarvi Coliandro.



mag
19
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, tv on maggio-19-2009

Occupa ormai la nostra televisione da quando era una bambina, ha preso parte ad una percentuale incredibile di fiction girate in italia, poi è passata al cinema con film di qualità molto diversa ma sempre di successo.
Ma Cristiana Capotondi non dimentica chi le ha dato un nome conosciuto e torna sempre con piacere alla fiction televisiva.

cristiana-capotondi

E questa volta si tratta di una fiction colossal che costerà 12 milioni di euro e sarà girata un pò ovunque in Europa.
La principessa Sissi, che negli occhi di tutti è legata al viso dolce di Romy Schneider, questa volta sarà interpretata dall’attrice romana.
Il film non mi piacerà, lo sò in anticipo… ma solo perchè i film in costume non sono proprio la mia passione.

Mi piace invece la Capotondi, sempre attiva, progetti su progetti, spigliata e naturalmente bella.
Non è più una ragazzina e avrebbe bisogno di un ruolo un pò più spesso, un pò più potente, un pò più pensato.
Non ho dubbi che arriverà presto una proposta del genere perchè la ragazza ha capacità e freschezza (e grande capacità di improvvisazione, come ha avuto modo di dimostrare tempo fa in una trasmissione RAI di cui naturalmente ora non ricordo il nome).

Per il momento godiamocela nel ruolo di Sissi (che sembra aver affrontato con grande impegno) che mi sembra ritagliato su misura per la sua pelle bianca e per il suo viso da bambola vagamente dispettosa.

E naturalmente prepariamoci agli inevitabili confronti con la Schneider.

(foto tratta dal sito ufficiale di Cristiana Capotondi)