Posted (soloparolesparse) in best of feed on marzo-27-2010
Dopo aver provato con buon successo ad improvvisare al piano su ChatRoulette, Merton ripropone lo stesso giochino durante un suo concerto. Ce lo mostra Dario Salvelli.
Come sapate in settimana il Corriere della sera è diventato a pagamento nella sua versione per mobile. Alcune riflessioni di Alberto Mucignat mi sembrano interessanti.
Di 3D senza occhialini se ne parla da un po’. Ora sembra che Nintendo ne abbia pronta una versione per la sua DS, ce la presenta BadTaste.
In settimana si è scatenata la diatriba su PromoDigital ed il buzz marketing. Dopo alcune riflessioni che non mi trovano troppo daccordo, Tagliablog ha fatto la scelta giusta rivolgendo una serie di domande a Andrea Febbraio, CEO di PromoDigital.
Scopro via Antonella Beccaria che le biblioteche di Colonia hanno fatto la scelta di rilasciare con Licenza Creative Commonsuna cosa come 5,4 miloini di dati in loro possesso. Notizia buona senza mezzi termini.
Qualche giorno fa alcuni amici hanno festeggiato dieci anni di attività del loro trio.
Succede tutti i giorni, direte voi.
Vero! La cosa curiosa è che oggi questi ragazzi hanno 23-24 anni, quindi erano decisamente ragazzini quando hanno messo insieme una chitarra, un violoncello ed un flauto traverso per dar vita ai Notambuli.
La serata evento che hanno organizzato (divertente, complimenti!) mi ha fatto venir voglia di riesumare uno spettacolo che avevamo messo in piedi insieme nel 2005 e regalarlo alla rete tramite il tubo (ho anche approfittato per sperimentare la possibilità di inserire link tra i video che ora Youtube offre).
Vi racconto come naque quello spettacolo.
Quell’anno avevo in uscita il mio secondo libro, un veloce viaggio nella storia delle Marche, naturalmente in poesia, che chiamai Parole in viaggio (appunti alcolici in quel di Morrovalle), ed. Il Filo.
Non scatenatevi a cercarlo perchè non credo che esistano più copie disponibili.
Mi trovavo quindi nella necessità di promuovere il volumetto e volevo ad ogni costo evitare di rispondere a domande inutili e soprattutto di leggere le mie parole.
Decisi così di mettere in piedi uno spettacolino che riunisse diverse arti.
Contattai per primi I Notambuli (Marco Raiteri, Simone Morra e Francesca Funnone) e con loro scegliemmo alcune delle mie poesie di quel libro, cercando di mantenere una certa organicità nello svolgersi della vicenda. Li invitai a scegliere alcuni brani del loro repertorio per abbinarli alle mie parole.
Loro fecero di più e decisero di regalarmi un loro brano inedito che diventò il main theme dello spettacolo.
Obiettivamente fecero un gran lavoro abbinando musica e parole con pause e silenzi.
Naturalmente dovevo anche trovare qualcuno che leggesse i testi e la scelta cadde su due personaggi a me vicini (per motivi che qui non centrano) come Paolo Musso e Giuliana Bottignole.
Ma non volevo fermarmi a musica e parole, così coinvolsi nel progetto anche Valeria Toselli, vecchia amica e ballerina con grande esperienza.
Lei prese musica e parole e preparò una serie di coreografie per completare il tutto.
Venne fuori Parole in viaggio… da camera, spettacolo in musica e corpo tratto dal libro “Parole in viaggio (appunti alcolici in quel di Morrovalle)” di Gabriele Farina. Già… il titolo completo era proprio questo.
Era uno spettacolo con molte variabili, pronto a modificarsi a seconda delle necessità.
Grazie soprattutto a Salvo Caldarella, che si occupò della produzione e della distribuzione, riuscimmo a portarlo in giro per credo quasi dieci repliche. E credo di non sbagliare se dico che ogni volta venne fuori qualcosa di completamente diverso dalla precedente.
Nel delirio di onnipotenza creativa di quei giorni decidemmo anche di trasformare il tutto in un cd (e di questi credo di averne ancora qualche copia) che andò a completare l’incredibile unione di competenze artistiche.
Non c’è dubbio che durante quelle repliche ci divertimmo e che fu un’esperienza artisticamente e culturalmente molto stimolante e funzionale.
Decisamente peggio andò dal punto di vista economico visto che l’intera operazione si chiuse con un passivo di circa 2.000,00 euro (libro, cd, spettacolo… speravamo di rientrare solo con la vendita dei due supporti!).
Quello che state per vedere (e scusate se mi sono dilungato) è dunque quello spettacolo, tratto da quel libro.
In particolare è la registrazione (decisamente amatoriale) della prima serata. La qualità video è decisamente scadente ma è tutto quello che abbiamo.
Non guardatelo quindi come un video ma fate finta di essere in teatro. Ho spezzettato il filmato in otto video (che sono legati l’uno all’altro a fine video) , gli otto brani che componevano lo spettacolo. Il tutto dura una ventina di minuti e spero sinceramente che vi aggradi…
Ah… nella serata che state per vedere, al flauto traverso c’è Veronica Corapi, che in alcune occasioni sostituì l’impegnatissimo (in quel periodo) Simone Morra.
Lo sfondo è la musica, ma anche la protagonista è la musica.
Tutto ruota intorno al pentagramma, tutto vive in funzione della musica e solo in funzione di quella.
Canone inverso è per me un punto interrogativo, una domanda a cui non sono riuscito a trovare una risposta.
Ci ho trovato dentro due momenti ben distinti che a mio avviso non legano per niente.
La parte centrale del romanzo è ottima. Il racconto della vita di Jeno Varga, dei suoi studi, del suo rapporto di amore profondo con il violino ricevuto in eredità dal padre mai conosciuto.
Ma tutta questa parte è anche la storia di un’amicizia, quella tra Jeno e Kuno, che attraversa gli anni degli studi per poi spegnersi per contrasti e differenze di casta al di fuori della misteriosa e durissima scuola.
E naturalmente è anche una storia d’amore, un’amore a distanza, un’amore ipotetico che ha per tramite ancora una volta la musica.
Tutta questa parte cresce pagina dopo pagina e finisce per essere un grande affresco di una storia personale che si snoda attraverso le vicende (drammatiche) della Vienna che sta per conoscere l’invasione tedesca.
La prosa di Paolo Maurensig non è eccelsa ma appassionata sicuramente e capace di catturare l’attenzione con facilità.
Poi però ci sono un inizio ed una fine. Un cappello ed una chiusa che vorrebbero trasformare Canone inverso in qualcosa di diverso.
La vicenda inizia con l’acquisto di un violino ad un’asta, con un incontro con un personaggio misterioso che inizia il racconto di un secondo incontro in cui un secondo personaggio misterioso racconta la sua storia.
Questo racconto nel racconto (nel racconto) finisce per essere un’inutile e ridondante esagerazione e tutto precipita nelle pagine finali dove l’autore cerca di ammantare la vicenda di un’aura di mistero mischiando i personaggi e lanciando rivelazioni sulle identità che vorrebbero essere sorprendenti ma finiscono solo per confondere la storia.
Non capisco perchè Maurensig abbia voluto trasformare una bella storia in una specie di thriller, di mistero da risolvere, una via di mezzo tra una storia di fantasmi ed un viaggio nella psiche.
Cerco di spiegarmi meglio. Non è che questa parte del romanzo non funzioni, tutt’altro: è un divertente gioco che stimola la mente a trovare al più presto la soluzione. Semplicemente però nulla centra col resto della vicenda che avrebbe funzionato benissimo da sola.
Se mi posso sbilanciare ho la netta sensazione che la storia centrale fosse troppo breve per poter diventare un libro e l’autore (o forse l’editore) ha deciso di aggiungere un cappello iniziale e finale per dare corpo al tutto e trovare spazio in libreria.
Posted (soloparolesparse) in cinema on giugno-24-2009
Per la serie: fai baciare due ragazzine e avrai successo.
Facevo un riferimento a questa affermazione solo la settimana scorsa ed ecco subito la conferma.
Vediamo la vicenda dall’inizio.
Per chi non fosse al corrente delle ultime vicende dal mondo cinematografico teenager, comunico che Kristen Stewart è la protagonista femminile di Twilight (aridaglie!) mentre Dakota Fanning è una delle vampire che compariranno in New Moon.
Sono queste due ragazzine le protagoniste della storia.
Abbiamo quindi i primi due pezzi del mosaico: ragazze giovani e ragazze famose.
Che siano giovani non si può certo negare visto che la Stewart ha 19 anni e la Fanning solamente 15.
Poi naturalmente sono belle… bellissime.
Ed allora ecco il terzo punto che porta al successo di un film che ancora deve nascere. Facciamole baciare!
Anzi (meglio ancora) impegnamole in una scena di sesso lesbico.
La notizia “sfugge” dai corridoi hollywoodiani e subito attira l’attenzione di molti.
Oltreoceano se ne parla già qui, poi qui e naturalmente qui.
Il film che fa già tanto parlare di sè ben prima di entrare nella fase di produzione si chiamerà (probabilmente) Cherry Bomb ed è ispirato alla storia delle Runawys, gruppo musicale composto solo da ragazze che negli anni settanta ebbe un discreto successo negli Stati Uniti.
Le due ragazze saranno due delle cantanti musiciste della band e la scena in questione si svolgerà in una camera d’albergo.
Come vedete sappiamo già tutto, anche che durante la sequenza lasceranno cadere vestiti vari sul pavimento.
Conclusione del post.
Non voglio contestare l’opportunità di far aggrovigliare una diciannovenne con una quindicenne… del resto sono attrici e se la sceneggiatura prevede una scena simile non capisco perchè le fan della Stewart siano in rivolta preventiva.
Quello che contesto, anzi che faccio semplicemente notare, è che una notizia del genere, abilmente lasciata trapelare, porterà una pubblicità enorme al film.
…e a chi volete che interessi il soggetto?
Dimenticavo…
Quarto punto che garantisce il successo dell’operazione: le due ragazze avevano già dato modo di far parlare della loro amicizia.
Travaglio su Voglioscendere fa un buon riassunto del processo Mills-Berlusconi. Se ne parla tantissimo in questi giorni ma non tutti sanno di che si tratta. Leggetelo perchè è bene conoscere la questione.
Duro sfogo in musica di Filippo Giardina che si schiera apertamente in difesa della cultura come base per la democrazia di un paese. Per Filippo sono giorni importanti perchè domani esce il suo film che vi invito fin da ora a scaricare (a prescindere). Ma poi ne parleremo con calma.
Fausto Brizzi non è Mario Monicelli, su questo siamo d’accordo.
Però Notte prima degli esami trova il suo spazio nell’ambito della commedia all’italiana, quella di buona qualità, quella degna di essere rivista ogni tanto, quella che fa ridere.
Il tanto bistrattato successo del 2006 è una commedia nel senso classico del termine (ve l’avevo detto che ho perso quel fondo di snobismo da cinefilo), è divertente, ha trovate che fanno sorridere ed ha personaggi ben caratterizzati.
Ma soprattutto fa rituffare gli italiani nella fine degli anni ’80, periodo contrastato e discusso fin che volete ma se “eravate giovani” in quegli anni rimangono comunque i migliori anni della vostra vita.
E nella storia ritroviamo tutti i nostri amici, dal secchione all’amica del cuore, dal compagno di mille avventure all’amico che finisce sempre per piacere a tutte le ragazze, alla bella (Cristiana Capotondi) di cui ci siamo innamorati (e che naturalmente si è innamorata di un altro).
Poi c’è il professore carogna (un fantastico Giorgio Faletti), lo scontro con i genitori, l’amica ribelle.
C’è dentro un pò di tutto, un pò di tutto della vita di tutti.
C’è soprattutto l’amicizia, un’amicizia che credevamo indissolubile… e che nella maggior parte dei casi si è poi persa un anno dopo il Liceo.
E ci sono le canzoni.
Sono veramente parte importante del film, capaci di ricreare l’atmosfera di quegli anni. E se provate a chiudere gli occhi per un istante…
Quello che funziona meno è la recitazione. Il gruppone di ragazzi ha diversi cali (a volte evidenti) e forse il più espressivo è proprio Nicolas Vaporidis (e ho detto tutto!).
Lo stesso Faletti ha un modo di recitare a cui si fa fatica ad abituarsi in apertura di film.
Inutile quindi fingere che il film faccia schifo e cercare di relegarlo a capostipite di un filone giovanilistico ammiccante perchè non è così. Notte prima degli esami è godibile e non è Tre metri sopra il cielo… stiamo parlando di altro.
E se ancora ricordate quei giorni ve ne sarete sicuramente resi conto.
Maestroalberto a parte, Artefice ci ricorda come a Torino si trovino la maggior parte dei manoscritti autografi di Vivaldi. Sono alla Biblioteca Nazionale Universitaria e scopriamo come ci sono arrivati.
Posted (soloparolesparse) in cinema on aprile-30-2009
L’uomo che ha riesumato il western.
L’uomo che ha reinventato il western trasformandolo in altro.
Non più epici scontri tra bene e male, non più l’epopea della conquista, non più cowboy contro indiani.
Il western di Sergio Leone è un affresco, un dipinto in celluloide.
Infiniti silenzi, spazi immensi, primi piani esagerati.
E naturalmente le colonne sonore firmate Ennio Morricone che sono diventate imprescindibili dalle immagini nella nostra memoria.
Ma anche l’uomo che con soli sette film diretti (nell’ordine e senza prendere fiato Il colosso di Rodi, Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il west, Giù la testa, C’era una volta in America) è entrato nella storia (ma ci sono un sacco di pellicole dove la sua mano non accreditata è molto evidente, in particolare Il mio nome è Nessuno firmato da Tonino Valeri).
L’uomo che ha saputo accettare la spregiativa definizione di spaghetti western e trasformarla in sinonimo di qualità artistica.
Inutile spendere ulteriori parole visto che su di lui potete trovare chilometri di inchiostro ovunque.
Mi piace però ricordare due frasi che danno l’idea del personaggio.
La prima vola dalla bocca di Gian Maria Volontè prima e di Clint Eastwood poi nello stesso film (Per un pugno di dollari).
“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, quello con la pistola è un uomo morto”
La seconda è una considerazione dello stesso Leone su Clint Eastwood e suona più o meno così:
“Aveva soltanto soltanto due espressioni: con il cappello e senza cappello”
Perchè queste due frasi?
Ma perchè mi piacciono da morire!
Oggi, venti anni fa, Sergio Leone moriva all’età di 60 anni, con un progetto ambizioso ancora da realizzare.
E se consideriamo il crescendo dei suoi film da Il colosso di Rodi a C’era una volta in America, quel film mai girato ci manca ancora di più.
Il mio omaggio all’italiano che fece western meglio degli americani è un breve corto che vi ho già proposto e che, guarda caso, è intitolato A S. Leone