Sei un amante del maestro Hayao Miyazaki?
Ti piacciono i manga e la cultura giapponese?

Allora non puoi proprio perdere quest'occasione.

All'asta una copia originale giapponese del libro La città incantata, tratto dal film del grande regista.

Affrettati, però! L'asta scade il 16 settembre!

mag
06
    
Posted (soloparolesparse) in cinema, recensioni on maggio-6-2010

Comprensibile come Quentin Tarantino sia rimasto affascinato da Vendicami, ottimamente diretto da Johnnie To.
Comprensibile perchè questo film mezzo francese potrebbe tranquillamente averlo girato un Tarantino orientale.

Un noir a tinte fosche, molto fosche, ma con sprazzi di ironia nera che rischiano davvero di renderlo un cult per i prossimi anni.

Francis Costello arriva a Macao al capezzale della figlia, la cui famiglia è stata sterminata da tre sicari.
Il suo compito è quello di vendicare la figlia, il genero ed i nipoti.
Il problema è che lui abita in Francia e non conosce nessuno, così gli tocca fidarsi di tre sicari che incontra per caso.
Parte la caccia ai colpevoli, l’eliminazione dei tre e la ricerca successiva del mandante.

Tutto fila secondo un ordine prestabilito e gli spostamenti dalla retta via della trama sono dovuti alla mancanza di memoria del protagonista (dovuta ad un pallottola rimasta nella sua capoccia) che vivacizzano la situazione.

Il risultato finale di Vendicami è un noir potente senza essere eccessivo.
L’inizio però è deludente.
Situazione casalinga ed ingresso dei tre killer che sterminano tutti: troppo facile, troppo scontato e senza soluzioni innovative.
In realtà nelle sequenze convulse degli omicidi il montaggio è ben fatto ed inserisce immagini che acquisiscono senso solo in un momento successivo del film.
Vale a dire quando Francis (un gelido Johnny Hallyday) e i suoi uomini entrano in casa ripercorrendo le orme degli assassini.
Il montaggio alternato presente / flashback è ben fatto e comunque comprensibile.
(Schifosi alquanto nella stessa sequenza gli scarafaggi che riempiono i piatti abbandonati).

Scena cult senza dubbio quella del primo pasto tra Francis ed i ragazzi.
La gara a chi monta più velocemente la pistola e il successivo tiro alla bici rimangono impressi per l’ironia che spezza il clima fin lì teso.

Ed è vera poesia nera la sequenza dello scontro nel bosco quattro contro tre.
Una specie di codice da samurai impedisce l’omicidio a sangue freddo di fronte ai bambini e rimanda il tutto ad un duello notturno davvero notevole.

Nota a margine per il primo omicidio vendicativo che ripropone esattamente le modalità dell’uccisione del genero di Francis.

E chiudo con l’ottimo giochino che To riesce a compiere utilizzando la memoria ballerina di Francis.
Il protagonista dimentica volti e situazioni ed è costantemente costretto a ricorrere ad aiuti esterni e trucchetti vari per sapere cosa sta facendo e chi deve uccidere.
Il merito riguarda non tanto l’idea (già usata innumerevoli volte) quanto il fatto che la situazione si presenti dopo più di un ora di film, dando il via ad una seconda parte che ribalta decisamente toni e ritmi, un secondo film meritevole quanto il primo.

Stempero un po’ gli entusiasmi dicendo che Vendicami non è un capolavoro e non è Tarantino, però è un noir moderno di tutto rispetto con alcune situazioni interessanti e personaggi ottimamente caratterizzati.



apr
29
    
Posted (soloparolesparse) in letteratura, recensioni on aprile-29-2010

E con Trovalo tu, che lo sistemo io finisco il doppio volume dedicato a James Hadley Chase che avevo iniziato con Sul mio cadavere (ma la mia avventura nel giallo/noir dell’autore continuerà con altri tre romanzi recuperati nella mia libreria).

Qui il protagonista è Ed, giornalista americano che gestisce la redazione romana del suo giornale.
In vacanza in Italia arriva la figlia del capo e Ed è incaricato di darle uno sguardo.
Lei però è affascinante e sembra disponibile, così il nostro finisce per cedere alle avance della ragazza mettendo a rischio la sua carriera.
In realtà le cose peggiorano decisamente perchè Helen viene uccisa (forse) e l’uomo sembra proprio essere il primo indiziato, così la sua nuova missione sarà quella di scagionarsi e far sapere meno possibile al capo per salvare il proprio lavoro.

Quello che parte come il racconto di una storia di passione si trasforma ben presto in un giallo completo in cui il lettore è spinto a capirci qualcosa, a risolvere l’enigma.
E la storia è costruita con maestria, lasciando tempo e spazio per le riflessioni e le indagini.
Interessante l’ambientazione italiana tra Roma, Napoli e Sorrento, che permette di immaginare panorami notevoli.

Quello che sempre mi lascia un po’ perplesso nei romanzi di Chase è l’abilità e la forza fisica dei protagonisti che non avrebbero motivi per avere queste caratteristiche.
Fotografi, giornalisti, scrittori si trasformano improvvisamente in combattenti capaci di contrastare i delinquenti più violenti ed allo stesso tempo mostrano una propensione al malaffare davvero sorprendente.

Non mancano mai invece le donne speciali.
In Trovalo tu, che lo sistemo io le presenze femminili sono tre. Accanto alla giovane e bella Helen, donna fatale senza scrupoli, ci sono la sua matrigna e coetanea Jane (le cui caratteristiche non sono molto lontane) e Gina, assistente di Ed che restituisce un po’ di dignità alla categoria e (fortunatamente) sarà quella che ne uscirà meglio.

Tra donne bellissime e senza scrupoli, delinquenti (che qui sono inevitabilmente mafiosi), polizia (stranamente non corrotta) ed eroi lerci che provano a salvarsi la pelle, siamo ancora una volta con tutte le scarpe nel mondo sporco e cattivo di James H. Chase.



apr
22
    
Posted (soloparolesparse) in letteratura, recensioni on aprile-22-2010

Quello che mi stupisce di James H. Chase è la capacità di variare temi e situazioni di romanzo in romanzo, mantenendo comunque un livello di tensione molto alto e senza allontanarsi molto dall’amato noir.

In Canaglia cercasi abbiamo una situazione ancora una volta nuova.
Frank accetta di fare la guardia del corpo ad un curioso personaggio e si trasferisce con lui nella tenuta di campagna.
Qui vive anche Rita, la bella e misteriosa moglie che sembra non prendere in simpatia Frank.
Quarto personaggio è Emma, grassoccia segretaria di Sarek, probabilmente quella che ha però maggior ascendente sull’uomo.

Sarek ha ricevuto lettere minatorie (non troppo credibili) ed ha paura.
La situazione evolve lentamente e Frank finisce per essere coinvolto in prima persona nella parte più oscura della vicenda.

La novità sta nel fatto che il romanzo si snoda pian piano ed il giallo viene fuori con molta calma, man mano che si delineano i personaggi e le situazioni.
Ancora più tardi arriva il nero, solo verso la fine quando la situazione precipita irrimediabilmente.

Ottimi come sempre i personaggi creati da Chase.
Frank è il narratore, di base onesto ma (come sempre succede nel mondo Chasiano) facilmente disposto ad immergersi nella truffa e nell’inganno.
Sarek è ricchissimo ma vive come un poveraccio, nasconde un segreto (ovviamente).
Mille segreti nasconde invece la bella Rita, personaggio complesso e articolato. Ci aspettiamo da un momento all’altro che venga fuori l’inganno ed il doppio gioco, ed invece lei ci stupisce continuamente per una coerenza inaspettata (almeno fino alle ultime pagine).
Emma e la fidanzata di Frank sono personaggi secondari che finiscono però per avere un ruolo fondamentale e a loro volta hanno una personalità ben definita.

Canaglia cercasi si discosta da quanto letto finora ma non perde ritmo nè tensione.

Continuo a navigare con passione nel mondo di Chase, chi di voi conosce l’autore?



apr
14
    
Posted (soloparolesparse) in letteratura, recensioni on aprile-14-2010

La strage dei potenti è senza dubbio il più nero dei romanzi di James H. Chase finora letti dal bloggante.
Nero, nerissimo, devastante… non vuol dire però che sia il migliore, tutt’altro.

Duffy è un fotografo che cerca di campare come riesce, così quando gli viene offerto di scattare delle foto per dimostrare il tradimento di una moglie, accetta seppur con qualche remora.
In realtà dietro c’è molto di più. Non di un marito tradito si tratta ma di un’agendina rubata, un agenda che contiene i nomi di una serie di clienti d’elite di uno spacciatore, un’agenda che vale diverse migliaia di dollari.
Venutone in possesso, Duffy non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di far soldi e finisce per trasformarsi in un delinquente e ricattare le grosse bande della città.

Come detto, il romanzo non è certo il migliore di Chase, alcune situazioni sono troppo scontate, troppo dirette.
Duffy, semplice fotografo, diventa troppo facilmente esperto malvivente e riesce (o almeno ci prova) ad incastrare i peggiori criminali organizzati che incontra sulla sua strada.
In più la traduzione di Ugo Carrega mi da l’impressione di essere un po’ ripetitiva, un po’ poco varia nei termini e nelle situazioni.

Detto questo, ne La strage dei potenti c’è un sacco di roba buona.
C’è un clima pesantissimo di devastante quotidianità, sembra di vivere nel buio dei bassifondi per tutto il tempo.
Ci sono personaggi ben delineati, personaggi che sono tutti perdenti, senza esclusione.
Come spesso succede in Chase, anche i protagoinisti prendono strade poco consone, hanno segreti da nascondere e fanno poco per farsi amare dal lettore.
Qui la negatività dei personaggi è portata all’eccesso, esasperata, illuminata dai riflettori costantemente.
Siamo in un mondo di corruzione continua e diffusa. Polizia, politici, giornalisti, nessuno si salva.

Soprattutto ci sono le donne di James Chase, personaggi incredibili per la loro complessità e (ancora) negatività.
Spietate, violente, doppiogiochiste, approfittatrici, capaci di concedersi per ottenere minimi vantaggi, senza scrupolo alcuno.
Solo Alice sembra salvarsi da questo marasma, ma anche lei non fa certo una bella figura rimanendo all’oscuro di tutto, sempre nelle retrovie, sempre alle spalle del marito e dell’amico (forse) amante.

In definitiva un romanzo nerissimo (repetita iuvant) che lascia l’amaro in bocca per un finale devastante che non apre nemmeno uno spiraglio alla speranza.



mar
26
    
Posted (soloparolesparse) in letteratura, recensioni on marzo-26-2010

Con Mossa decisiva, James H. Chase torna sulla linea del noir puro.
Per capirci siamo molto più vicini a Sul mio cadavere tra quello che ho letto finora.

Harry è un giornalista appena uscito da tre anni di galera per una colpa che non ha commesso.
Rientrare nel giro è difficile, soprattutto per l’ostracismo del giornale per cui scriveva. Per fortuna al suo fianco ci sono la moglie Nina e l’amico Johnny, tenente di polizia.
Ciò nonostante quando Reah, la moglie di un miliardario, si presenta per proporgli il finto rapimento della figliastra Odette lui non riesce a rifiutare.
Ha bisogno di soldi e l’offerta è allettante, inoltre non sembrano esserci rischi visto l’accordo tra tutte le parti.
Così Harry organizza il tutto ma quando la truffa sembra organizzata nei dettagli ecco che le cose iniziano ad andare storte.
Amici e nemici si mischiano, tutto si stringe intorno ad Harry che sembra destinato a soccombere.

Chase realizza ancora una volta una trama perfetta che fila in ogni parte.
Ottima tutta la sequenza iniziale con Harry contrastato nei sentimenti ma comunque capace di organizzare nei dettagli il finto rapimento.
Vengono fuori con particolareggiati dettagli i caratteri del protagonista ma anche (e soprattutto) delle donne che lo circondano.
La moglie è fedele in tutto, lo ha atteso per anni e nonostante il comportamento ambiguo di Harry continua a stargli vicino e a cercare di aiutarlo.
Reah sembra sicura di sè, capace di essere fredda e letale, ma (almeno in questa prima parte) sembra un tipo di cui ci si può fidare.
Al contraario di Odette, giovanissima, sensuale, abituata a stuzzicare gli uomini e ad avere quello che desidera (uomini compresi).
Su di lei Chase ci guida a concentrare dubbi e sensazioni negative.

Poi però la seconda parte del romanzo rivoluziona il tutto.
Nel momento stesso in cui l’operazione rapimento prende il via, le cose cominciano ad andare male, malissimo.
Tutto si rivolta contro Harry, in brevissimo tempo il cerchio gli si stringe intorno e da un momento all’altro ci aspettiamo che crolli e che venga arrestato (o peggio).
Ed anche le due donne cambiano linea.
Odette diventa vittima a sorpresa (ma non vi dico altro), Reah rivela la sua vera natura di dark lady.

Notevole la capacità di Chase di rendere questo Mossa decisiva opprimente, ossessivo, claustrofobico.
Si legge in un soffio per il bisogno di uscire dall’incubo.



mar
10
    
Posted (soloparolesparse) in letteratura, recensioni on marzo-10-2010

James Hadley Chase a questo punto non è più una sorpresa per il bloggante, ma un autore di cui leggerò con grande godimento gli altri volumi che ho in libreria.
Colpo a freddo si avvicina più allo stile da noir classico che permeava Sul mio cadavere che non alla complessa struttura narrativa di La carne dell’orchidea.

Chad è un semplice impiegato di banca, che tra l’altro non ama il suo lavoro e lo svolge malamente. Quando però gli capita l’occasione di gestire il conto plurimilionario della giovane e difficile erediteria Vestal non vuole proprio farsela sfuggire.
Inizialmente prova a conquistare la ragazza per entrare nelle sue grazie e sfruttare i ritorni economici del suo lavoro con qualche piccola commissione. Quando però nota che Vestal è follemente innamorata di lui, punta più in alto ed in breve riesce a sposarla.
La vita matrimoniale è però un incubo dato che il suo sentimento è più vicino all’odio che all’amore e se non ci fosse Eve, la segretaria della moglie, sarebbe probabilmente insostenibile.

Il problema è che Eve è talmente affascinante che Chad se ne innamora ricambiato ed i due passano le settimane ad evitare la folle gelosia della signora.
Fino a quando non vengono a conoscenza delle disposizioni testamentarie di Vestal e prendono una decisione drammatica e definitiva.
Direi che vi ho già detto troppo, anche se di colpi di scena in Colpo a freddo ce ne sono ancora a bizzeffe.

Proprio questo continuo cambio di registro, questi voltafaccia improvvisi dei protagonisti, sono la parte più notevole della vicenda messa in piedi da Chase.
Non facciamo in tempo ad affezionarci ad un personaggio, a convincerci di averlo compreso appieno, che questo cambia aspetto, tira fuori il peggio di sè e dimostra che stava fingendo.
Tutti mentono in questo romanzo, tutti hanno un segreto e cercano di nascondere i propri sentimenti.
Non c’è un amore pulito.
Non lo è quello tra Chad e Vestal, non lo è quello tra Chad e Eve, non lo è nemmeno quello tra Eve e Larry.
Personaggi che si scontrano, si incontrano, si scontrano, tornano ad incontrarsi.

Ottima è anche la costruzione narrativa. Un lungo flashback raccontato in prima persona da Chad nel momento in cui confessa un delitto di cui ancora non sappiamo niente, nemmeno chi è la vittima. Sappiamo solo che si tratta di una donna.
Ma il racconto è talmente dettagliato e complesso che presto dimentichiamo i particolari iniziali per farci coinvolgere dall’evoluzione della vicenda.
Particolari che recuperiamo però nel finale, quando tutti i tasselli vanno al loro posto ed il cerchio si chiude.

Ed il finale è davvero un crogiuolo di colpi di scena che ribaltano le situazioni infinite volte in poche decine di pagine rendendo appassionante la storia fino all’ultima riga, quando ancora riusciamo a sorprenderci per l’ultimo colpo di coda.



feb
16
    
Posted (soloparolesparse) in letteratura, recensioni on febbraio-16-2010

Preparatevi perchè la scorsa estate ho comprato (per un paio di euro) due volumi decisamente datati della Mondadori per un totale di nove romanzi di James Hadley Chase, ai quali ho affiancato altri tre o quattro libercoli originali dei Gialli Mondadori scovati nella parte nascosta della mia libreria per avere un panorama discreto dell’autore inglese.

Quindi mettetevi comodi perchè nei prossimi mesi si parlerà più volte del suddetto.
A cominciare da Sul mio cadavere.

Nick è un giornalista free lance che viene assoldato da una voce femminile misteriosa (al telefono) per seguire un’esecuzione e indagare sulla vicenda che ha portato alla condanna. La committente pensa infatti che sul patibolo sia finito il malvivente sbagliato.
Nick entra ed esce dalla vicenda, vorrebbe rinunciare, poi i soldi e la curiosità lo riportano al centro della questione.
E nella vicenda ci finisce in pieno rischiando più volte la vita e finendo per innamorarsi di una delle donne coinvolte (ma quanto coinvolte?)

Sul mio cadavere è un nero a tutti gli effetti, un noir che parte dallo stile classico col protagonista che racconta la vicenda e lo fa con quel tono da uomo vissuto tipico di questo genere.
Come tutti i romanzi di Chase (o quasi) siamo in un’America sporca, l’America dei gangster, dell’alcol, delle sparatorie e delle belle donne. Un’America che, detto a margine, Chase ha conosciuto parecchio tempo dopo averla così ben raccontata.

Il clima di tensione, di sporcizia quotidiana pervade ogni pagina del romanzo. Il rischio di rimetterci le penne si fa ogni volta più pressante.
Sono più pericolosi i gangster, gli energumeni che Nick incontra o le donne letali che sembrano circondarlo spuntando ad ogni angolo?

Nessuno è innocente in questa storia. Dai colpevoli dichiarati, ai giornalisti senza scrupoli, agli stessi protagonisti che spesso preferiscono scorciatoie semplici ad azioni più riflessive ed onestamente accettabili.

Il mondo di Chase (ve lo confermerò conoscendolo meglio) sembra fatto di sporchi e cattivi. Uscirne vivi è un’impresa.
Mi ricorda molto da vicino alcuni degli storici episodi di Alfred Hitchock presenta (in particolare ricordo una puntata con un curioso Walter Matthau giovane gangster) che ripropongono questa stessa struttura narrativa (quella della voce narrante del protagonista così riconoscibile stilisticamente).

Per il momento non mi sbilancio oltre, ma torneremo presto su queste strade.



dic
16
    
Posted (admin) in cinema, recensioni on dicembre-16-2008

Se avete odiato Twilight non perdete Lasciami entrare (Let the right one in) perchè è il suo reciproco opposto.
Se vi siete innamorati di Twilight non predete Lasciami entrare per scoprire come si racconta una storia di vampiri.

Il film di Tomas Alfredson è un qualcosa di completamente diverso dalla pellicola giovanilistica che sta spopolando in mezzo mondo.
Se il film svedese è un noir horror, il campione d’incassi è una storiella d’amore giovanile.

Stabiliti i giusti rapporti, diamo uno sguardo a Lasciami entrare.
Anche qui c’è un rapporto tra due giovani, anzi giovanissimi. Oskar ha 12 anni, efebico, biondissimo, continuamente vessato da un branco di compagni di classe, anche in maniera pesante.
Eli è una vampira ferma a 12 anni da chissà quanti secoli. Non sente freddo nel gelo scandinavo, vive con un umano che le procura cibo, in un appartamento vuoto. Di lei non sappiamo nulla e nulla scopriremo fino alla fine. Da dove arriva? Chi è veramente? Come è diventata un vampiro? Qual è la sua storia?
Nulla.

Tra i due ragazzini l’amicizia è inevitabile come lo è sempre tra due esclusi dalla società. Pian piano si trasforma in un rapporto che definire d’amore è molto difficile, ma è forse il termine che più si avvicina considerando l’età dei due.
Va da sè che la terribile Eli aiuterà Oskar a vendicarsi dei suoi aguzzini.

La regia di Alfredson è veramente notevole. Atmosfere cupe, lunghi silenzi, tanta neve. E poi un gioco egregio sul fuoricampo. Nel film si vede solo quello che è necessario vedere e, come spesso accade, non vedere è peggio che vedere tutto.
Già perchè Eli non è uno Swarosky vegetariano, Eli è un vampiro della specie più violenta, più bestiale. Alla vista del sangue l’istinto surclassa la ragione.

Non vedo, come altri, molto dark nella pellicola, vedo invece la complessità che scova Xanadu per un film che non è un horror ma soprattutto non è una storia d’amore giovanile come il decantato Twilight (dove se invece di un vampiro ci fosse un pistolero, un samurai o un ribelle di una banda giovanile newyorkese si potrebbe raccontare esattamente la stessa storia).

Ultima nota: menzione di merito per la sequenza finale in piscina. Perfettamente costruita in un silenzio più terrificante di qualunque urlo.

Lasciami entrare è in uscita in Italia il 9 gennaio dopo essere stato presentato al Torino Film Festival (e questo doveva essere un segnale!)

E grazie a pietroizzo per i sottotitoli.

Aggiornamento: ecco qui il trailer della versione italiana.